Il virus ci mette a dura prova, Sassoon
e le istruzioni per il nuovo domani

Enrico Sassoon, direttore della Harvard Business Review Italia
Enrico Sassoon, direttore della Harvard Business Review Italia
Maurizio Battista 17.04.2020

Dovremo dimenticarci buona parte delle nostre abitudini della vita di prima per adeguarci alla nuova normalità che sarà fatta di attenzione alla salute, mascherine, code ai negozi, e tanta tecnologia che garantisce il distanziamento sociale. Ma a questa crisi sanitaria ed economica seguirà una ripresa economica molto forte: l’effetto rimbalzo: «Si sta caricando una molla enorme e tra quattro, cinque mesi ne vedremo gli effetti: tanti sono pronti a ripartire e gli effetti positivi si vedranno».

 

Enrico Sassoon, direttore della prestigiosa Harvard Business Review Italia, ha curato il libro appena uscito «Affrontare e vincere le crisi», composto da circa 20 saggi suddivisi in cinque sezioni che toccano tutti i principali temi di primario interesse per chi deve affrontare e risolvere le crisi, con interventi di grandi nomi internazionali esperti di politica e di economia.

 

Un libro di straordinaria attualità, ai primi posti della classifica Amazon tra i best seller di Economia Ingternazionale, che si avvale di contributi di altissimo livello: da Nitin Nohria a Condoleezza Rice; da Yuval Noah Harari ad Andrea Granelli ed Emilio Rossi. Una raccolta di saggi che aiuta a capire le mosse fondamentali per non sbagliare la ripartenza, per farsi trovare pronti alla nuova fase del dopo-pandemia sia come persone che come aziende.

 

E la parola chiave è «aggiornarsi», aumentare le proprie competenze e conoscenze soprattutto digitali. E non c’è tempo da perdere se è vero, come pare ormai molto probabile, che nelle prossime settimane i consulenti del Governo valuteranno la riapertura dei settori produttivi più esposti alla concorrenza estera che se dovessero rimanere chiusi verrebbero tagliati fuori dal mercato, dalla meccanica (compreso automotive e componentistica che hanno distretti molto forti proprio in Veneto) alla meccatronica.

 

Ma come ripartire? Il libro dà preziosi indicazioni nelle sue cinque sezioni dedicate sia all’aspetto della crisi sanitaria che dei pesanti effetti economici con profonde implicazioni: servono nuovi approcci alla gestione dei rischi e nuovi modelli organizzativi e di leadership.

 

 

Direttore Sassoon, le stime del Fmi parlano di recessione globale e l’Italia è in coda con un calo del Pil pari al -9%... Ma ci sarà una ripresa?

Il blocco delle attività economiche per l’emergenza sanitaria porterà una perdita in tutto il mondo compresa tra il -5 e il -15% del Pil secondo i trimestri. Si deve quindi capire cosa fare per far riprendere l’attività economica di fronte a una così grande difficoltà. Ci aspettano dai 4 ai 6 mesi di crisi molto profonda ma poi nell’ultima parte dell’anno o ai primi del 2021 ci sarà un fortissimo rimbalzo, per le nostre imprese e chi ci lavora. Secondo tutti gli istituti economici è logico che dopo questa fase che ha bloccato l’attività economica per cui domanda e offerta sono ferme, esploderà quella molla di domanda che si sta caricando adesso e che partirà quando si potrà riprendere una normale vita professionale e personale. Tutti gli esperti si aspettano un rimbalzo esplosivo; una grande e forte ripresa ci sarà, speriamo il prima possibile.

E nella nuova fase post Covid19 quali cambiamenti ci dovremo aspettare? Cambieranno i modelli organizzativi e le gestioni?

Stanno già cambiando i modelli organizzativi e i modelli di business; è chiaro che chi era in ritardo sulla digitalizzazione e sull’intelligenza artificiale (non è costosissima, ma ci vuole la volontà di usarla) avrà grandi problemi. Tutte le aziende dovranno diventare molto più avanzate da questo punto di vista, solo che si tratta di dover investire in un periodo di crisi ed è una grossa difficoltà. Chi si è già messo in linea sarà avvantaggiato. Ma ora è importante accelerare questa transizione.

Cambieranno anche tempi e modi nelle catene di comando? Più corte e più rapide?

Sicuramente, infatti, vogliamo attirare l’attenzione sul fatto che il lavoro da remoto non solo richiede un ripensamento delle catene di comando, ma anche una leadership e una organizzazione molto più agile, veloce e flessibile. Chi ritiene che i modelli di organizzazione e funzionamento delle aziende possano rimanere quelle del passato, avrà dei guai seri.

Uno dei settori nei quali intervenire rapidamente sarà quello sanitario: questa epidemia ci ha trovati scoperti, no?

Sì, ci siamo fatti trovare impreparati nonostante gli avvertimenti arrivati da diverse parti del mondo e ora dobbiamo aggiornare i nostri sistemi sanitari. Quello italiano ha reagito relativamente bene ma con grandi differenziali da regione a regione. Stiamo cominciando a scoprire che il Veneto ha fatto meglio della Lombardia, la Lombardia ha fatto peggio di altri anche se il modello lombardo era stato esaltato come il migliore del paese.

Il mondo sanitario quindi deve aggiornarsi in fretta perché possono arrivare altre crisi no?

Dobbiamo darci da fare per aggiornare questi modelli perché ormai tutti ci dicono che ci sarà un’altra crisi sanitaria: la globalizzazione di trasporti, merci e turismo è la premessa di una futura nuova pandemia e bisogna non farsi trovare impreparati perché i costi potrebbero essere anche superiori in termini di vite rispetto a quello che stiamo pagando adesso.

Il virus è stato un terribile acceleratore di futuro?

È stato un costosissimo, in termini sociali e sanitari, acceleratore quindi in futuro ne ricaveremo qualche beneficio ma si devono minimizzare i costi ovviamente. E quello sanitario sarà uno dei grandi filoni del futuro che riceverà ricadute anche positive. Pensiamo alla rivoluzione scientifica, tecnologica e medica in atto grazie alla potenzialità di tante tecnologie come l’intelligenza artificiale che consente di studiare meglio e più velocemente il genoma e andare avanti sulla strada della medicina personalizzata e genetica. Potremo fare grandi passi avanti ma bisognerà investire.

Da questi interventi contenuti nel libro, quali indicazioni emergono per il nostro futuro e la nuova normalità?

È ancora presto, ma alcune indicazioni ci sono già. Dal punto di vista personale in questo momento stiamo imparando velocemente a usare tecnologie e strumenti che prima erano opzionali e ora non lo sono più. Dobbiamo accettare di aumentare le nostre conoscenze, altrimenti la nostra capacità di lavoro ne viene compromessa: spendiamo meno per divertirci e investiamo di più nella nostra formazione per aggiornare le nostre competenze, sia a livello individuale sia come imprese che devono essere snelle e flessibili per muoversi su mercati più avanzati, sia come Stati che devono affrontare rivoluzioni sanitarie e tecnologiche che impattano sulle persone.

In Italia soprattutto la crisi sanitaria ha fatto emergere la fragilità di molti lavori...

Nel mondo, non solo in Italia, tutti i lavori a bassa qualificazione sono fortemente minacciati non solo in situazioni di crisi come questa ma anche in situazioni normali: verranno sostituiti dalla tecnologia e dall’intelligenza artificiale. Tutti i lavori poco qualificati sono a rischio, per questo è necessario aggiornare le proprie competenze.

Si vede già un contraccolpo anche nello scenario della politica internazionale: verranno messi in discussione vecchi equilibri?

I Paesi devono stare attenti a non pensare che una chiusura nazionale sia meglio di un’apertura internazionale, perché nessun Paese da solo è in grado di risolvere questi enormi problemi che hanno una valenza globale e vanno affrontati assieme agli altri. Le chiusure protezionistiche sono molto pericolose e rendono tutti più poveri. Una deriva rischiosa che va superata. •