Al Festival la medicina che salva la vita

Filippo Alongi dirige la Radioterapia Oncologica dell'ospedale Sacro Cuore Don Calabria
Filippo Alongi dirige la Radioterapia Oncologica dell'ospedale Sacro Cuore Don Calabria
Francesca Lorandi14.11.2019

La vita media fortunatamente si allunga ma ciò pone una sfida sia culturale che medica e tecnologica. Oltre infatti a garantire la durata occorre pensare alla qualità della Terza età. Se ne parlerà al Festival del futuro, in programma sabato e domenica alla Fiera di Verona (iscrizione aperte sul sito festivaldelfuturo.eu), dove i partecipanti potranno non solo capire quale siano le frontiere mediche ma anche toccate con mano alcune tecnologie legate non solo alla medicina. Tra le patologie più diffuse ovviamente i tumori: sono quasi tre milioni e mezzo le persone che vivono con una diagnosi di questo tipo. La buona notizia è che di queste, almeno un paziente su quattro, pari a un milione di persone, è tornato ad avere la stessa aspettativa di vita della popolazione generale. Diagnosi precoce ed evoluzione dei trattamenti hanno consentito di ottenere significativi miglioramenti nelle terapie. E, tra le cure oncologiche, la Radioterapia è forse la metodica che negli ultimi anni si è contraddistinta maggiormente per i progressi raggiunti: da trattamento essenzialmente palliativo, oggi è impiegata, grazie alla tecnologia avanzata, con intento curativo, da sola o in associazione alla chirurgia e ai farmaci. «La precisione è la vera svolta della radioterapia moderna», spiega Filippo Alongi, direttore della Radioterapia Oncologica Avanzata dell’Irccs Ospedale Sacro Cuore Don Calabria di Negrar, struttura che ospita uno dei macchinari più avanzati del mondo per la cura dei tumori. Il tema sarà affrontato domenica 17 novembre quando Alongi interverrà al focus dal titolo «Medicina moderna: la Radioterapia, cura non invasiva dei tumori che aumenta la sopravvivenza e la qualità di vita». «La Radioterapia», spiega, «si serve di radiazioni ionizzanti, le stesse impiegate per gli esami diagnostici come le radiografie o la Tc, la tomografia computerizzata. Grazie alle nuove tecnologie, queste radiazioni possono essere indirizzate ad alte dosi sul tumore e hanno la capacità di bloccare la replicazione o di indurre la morte cellulare “programmata”, arginando o eliminando il tumore sulla sede di trattamento». La precisione è la vera svolta della radioterapia moderna, sottolinea il medico, «in quanto permettendo di erogare dosi elevate di radiazioni, esclusivamente sulla lesione tumorale, consente di adottare il trattamento radioterapico a fini curativi, senza effetti collaterali sui tessuti sani». Ma questa precisione non sarebbe possibile se i radio-oncologi nell’effettuare il trattamento non fossero supportati da immagini ad alta definizione. Questo binomio vincente è alla base della recente acquisizione del Dipartimento di Oncologia Avanzata dell’ospedale di Negrar. «Si tratta di “Unity”», spiega ancora Alongi, che dirige questo team, «un acceleratore lineare, cioè un apparecchio che eroga le radiazioni, integrato con una Risonanza Magnetica ad alto campo, la stessa usata dai radiologi per fini diagnostici. La combinazione consente di modificare in tempo reale e più volte durante la seduta il bersaglio delle radiazioni, in base al cambiamento della posizione del tumore dovuta al movimento degli organi interni». Macchinari come questo ne sono presenti solo 13 in tutto il mondo e quello di Negrar è l’unico in tutto il Sud Europa.