Una «patente»
per i guariti
Ipotesi in Veneto

Test sul coronavirus Covid19
Test sul coronavirus Covid19
30.03.2020

Lombardia e Veneto, le prime a essere state colpite dall’epidemia Coronavirus, cominciano a intravedere la luce in fondo al tunnel e parlano delle prossime due settimane come di quelle decisive per il superamento del picco di contagi. Gli amministratori regionali mettono le mani avanti e predicano prudenza, ma si comincia a prefigurare una strategia per un ripristino della normalità che però metta al riparo da infezioni «di ritorno», di cui vi sono già alcuni casi.

 

«Dovremo pensare a un’uscita come a un ’soft landing’ (un "atterraggio morbido", ndr) - ha precisato il presidente del Veneto Luca Zaia - dovrà essere graduale, non tanto come uscita dei cittadini ma come riprendere normali condizioni di vita. Immagino che una delle soluzioni, sulla quale noi stiamo lavorando, è quella del test sierologico, per andare a vedere se si sono formati gli anticorpi, e qui ci vogliono tempistiche, modalità».

 

Zaia ha coniato il termine di «patente», una specie di certificazione «che attesta che tu hai avuto la risposta anticorpale. C’è anche da dire - ha però precisato - che abbiamo un caso di re-infezione. Potrebbe anche accadere, e qui ce lo dovranno dire gli scienziati, che chi ha già avuto una risposta anticorpale magari potrà comunque essere esposto a un’ulteriore infezione, una variante del virus».

 

Ragionando sul termine mutuato dall’aeronautica, il governatore veneto ha sottolineato che «Soft landing vuol dire che non si aprono porte e finestre, non si fanno dieci giorni di movida alla fine del contagio. Dobbiamo pian piano dismettere la mascherina, avere uno screening sempre più perfetto della popolazione. Si tornerà alla normalità con gradualità, questo è poco ma sicuro», e ha ricordato che «le restrizioni ci hanno aiutato a rallentare il contagio. Sto preparando un’ordinanza per riuscire a procrastinare le restrizioni, se sarà necessario, in base ai dati di questa settimana». Il picco in Veneto - ha ricordato Zaia - secondo i modelli matematici della Regione è fissato per il 15 aprile, ma il contagio è circa cinque giorni "in ritardo", e questo ha avuto un buon effetto deflattivo sull’occupazione delle strutture sanitarie.

 

Anche l’assessore al Welfare della Lombardia, Giulio Gallera, ha anticipato che i test per identificare le persone che hanno sviluppato anticorpi «li stiamo sperimentando già da tempo, ma in questa fase si rischia di avere risultati non certi, in quanto i nostri tecnici ci dicono che, anche una volta che sono scomparsi i sintomi e si sono sviluppati gli anticorpi, la persona resta infetta e quindi può contagiare per un certo periodo». Una strada che si può percorrere, ha precisato Gallera, «quando il virus ormai sarà a terra, in una fase successiva a questa». Dai test effettuati al San Matteo di Pavia emerge che si riscontrano molti falsi negativi, ha spiegato Gallera: «I primi giorni quando una persona si è infettata - ha precisato - non sviluppa sintomi, che compaiono in genere dopo 6-7 giorni. In questo periodo al test risulta che non si sono sviluppati gli anticorpi, che si trovano invece circa 14 giorni dopo l’infezione. Ma anche quando una persona risulta clinicamente guarita - ha concluso - c’è il rischio che, anche se sono presenti gli anticorpi, possa ancora infettare per un certo periodo».