«I dati non vanno bene: rischiamo ancora»

L’ultimko week end ha visto assembramenti di persone in tutte le località balneari
L’ultimko week end ha visto assembramenti di persone in tutte le località balneari
Alberto Minazzi01.07.2020

MARGHERA (VE) Niente più fase 2: il coronavirus è in “fase limbo”. La definizione è del governatore Luca Zaia, che avvisa tutti: «La festa della “liberazione” non funziona. La fase della convivenza l’abbiamo già vissuta. Adesso, andare avanti o indietro dipenderà dal comportamento di ognuno di noi» è il suo allarme. Zaia è “preoccupato” di fronte ai dati del bollettino dell’ultimo giorno di giugno. Pur premettendo che “il modello matematico conferma l’andamento”, Zaia lancia infatti “un piccolo warning, che magari sarà inutile, ma ci deve spingere a non prendere la situazione sotto gamba. Nessuno di noi ha alibi». È dato da 8, 35, 5 il “terno secco” a cui si collegano le preoccupazioni dei vertici regionali: 8 come i nuovi positivi a ieri mattina; 35 come i nuovi soggetti in isolamento, saliti così a quota 746. E 5 come i nuovi ricoverati, anche se dei 191 malati di Covid in ospedale (3.585 i dimessi) solo 21 sono ancora positivi e solo 10 sono in terapia intensiva. «Questi indicatori non sono buoni», scandisce Zaia: «Anche un fatto isolato, in una condizione ottimale, non ci deve stare». COMPLICI DEL VIRUS. «La nostra sanità - sottolinea il presidente - dopo tre mesi ha riconsegnato un Veneto in ordine, una sorta di “macchina tagliandata”. Ma oggi, a differenza di marzo e aprile, vediamo spiagge piene, assembramenti, aggregazioni spontanee. Non ho nulla contro i comportamenti umani. Ma non accetto che non si rispettino le regole. Lascio solo immaginare la contabilità che ci arriverebbe dalle spiagge, se si presentasse una reinfezione. Perché mi sembra che si sia dimenticato che siamo davanti a una bestia terribile, che ha comportamenti incomprensibili. Il virus corre spedito, come un ciclista che, di fronte alle salite, inizia a essere spompato: non dobbiamo essere il pubblico che lo aiuta con le spinte dei comportamenti scorretti». Di qui l’invito di Zaia a rispettare l’“abc”: «Niente strette di mano. Indossate le mascherine, rispettate i distanziamenti, continuate a disinfettare le mani, ricordando inoltre che il virus vive anche sulle superfici. Mi inquieta sentire i cittadini che mi chiedono quando possono togliere la mascherina: non è un vezzo o una coercizione, ma una necessità salvavita. Se lo capiamo, bene. Altrimenti torneremo a fare la contabilità alla porta degli ospedali». APPELLO ALL’OMS. Il Veneto sta preparando il nuovo piano sanitario (sarà presentato a fine luglio) ma non vuole metterlo in campo. «Significherebbe far uscire i carri armati dai magazzini: io vorrei tenerli lì, con i fiori nei cannoni». E allora Zaia chiede pubblicamente un aiuto anche a Oms e Governo. «I sistemi sanitari, nel mondo, sono diversi. Io so come funziona il nostro, ma chiedo che si parli lo stesso linguaggio in tutto il mondo. Il mio è un invito costruttivo: verificare bene i sistemi di gestione del coronavirus e la lettura dei dati epidemiologici in ogni Paese, per darci più tranquillità. Bisogna garantire che i test siano fatti ovunque, così come non possono esserci Stati che non emettono nemmeno un bollettino». In parte legata al virus è anche la questione dei Mondiali di sci di Cortina. L’ipotesi circolata nelle ultime ore è quella di mantenerli al 2021, mentre Zaia continua a spingere per spostarli al 2022: «Mi sembra la soluzione migliore, altrimenti se tornasse l’infezione li dovremmo fare a porte chiuse, se non annullarli». • © RIPRODUZIONE RISERVATA