Falde inquinate:
«Alimenti a rischio»
«Tutto monitorato»

Falde inquinate, analisi dell'Ulss
Falde inquinate, analisi dell'Ulss
09.11.2015

"Fare subito chiarezza, ma soprattutto individuare la fonte dell’inquinamento e punire i responsabili”. Lo chiede con una nota il consigliere regionale del PD e vicepresidente della Commissione Ambiente, Andrea Zanoni, in riferimento ai dati emersi dai monitoraggi effettuati dai Servizi veterinari e Sian delle Ulss sugli alimenti di produzione locale per la ricerca di sostanze perfluoroalchiliche (PFASs), in una vasta area del vicentino, veronese e padovano, interessata da un diffuso inquinamento delle acque potabili e di falda da queste sostanze. L’esponente democratico ricorda che, su richiesta dell’Istituto Superiore di Sanità, la Giunta regionale disponeva nell’agosto del 2014 che, entro il 30 giugno 2015, doveva essere completato un programma di campionamento sugli alimenti nei territori delle ULSS n.5 - Ovest Vicentino, ULSS n.6 - Vicentino, ULSS n.17 - Monselice, ULSS n.20 – Verona e ULSS n. 21 – Legnago.
“Le analisi, - informa Zanoni - che hanno ricercato nel dettaglio PFOA, PFOS e PFBA, sono state effettuate su campioni appartenenti a: foraggi, pesci di diverse specie (Carpa, Trota, Cavedano, Pesce gatto, Scardola, Carpa Carassio), uccelli di allevamenti di diverse specie (Pollo, Tacchino, Fagiano, Faraona, Anatra), mammiferi di allevamento di diverse specie (Bovini, Ovini e Caprini); verdure (tra le quali insalata, bieta, carote, patate, pan di zucchero, asparagi, ravanelli, radicchio) e uova di gallina. Dalle tabelle allegate emerge che le analisi che superano il livello di attenzione, e denunciano una contaminazione da sostanze perfluoroalchiliche con concentrazioni superiori a 1 microgrammo per chilo, si riferiscono in particolare ai PFOS (perfluorottano sulfonato) presenti su 33 campioni, mentre gli sforamenti per i PFOA (acido perfluoroottanoico) sono presenti su 4 campioni e PFBA (Acido PerfluoroButanoico) su 3 campioni.
“I risultati delle analisi – commenta l’esponente democratico - sono sorprendenti, perché purtroppo confermano la diffusione e la presenza dei PFASs nei territori di tutte e cinque le ULSS ed in tutte le matrici alimentari. Queste sostanze non dovrebbero essere presenti in nessun alimento ed invece le troviamo pressoché in tutta la catena alimentare, segno che probabilmente l’acqua inquinata le ha veicolate ovunque. Ora bisogna attendere la lettura che daranno le autorità sanitarie nazionali su questi dati ed attendere i risultati dei biomonitoraggi effettuati sui prelievi del sangue dei cittadini. Le autorità europee e nazionali dovrebbero prevedere dei valori massimi da imporre per legge oltre che per l’acqua anche per gli alimenti. In ogni caso resto sempre del parere che i responsabili di questo inquinamento che ha interessato ben tre province del Veneto e decine di comuni dovrebbero essere individuati, sanzionati e oggetto di richiesta di risarcimento dei danni”.

LA REPLICA DI COLETTO.
“Le conseguenze dell’inquinamento da Pfas in alcuni Comuni delle Ullss Ovest Vicentino, Vicenza, Monselice, Verona e Legnago, determinate da uno sversamento aziendale di competenza della Magistratura, sono costantemente monitorate dai tecnici della Regione. I campionamenti sono già stati tutti inviati all’Istituto Superiore di Sanità, con il quale collaboriamo sin dall’inizio della vicenda, per avere e concordare una valutazione di rischio e le eventuali contromosse da prendere”.
Lo sottolinea l’Assessore regionale alla Sanità Luca Coletto, in relazione alle preoccupazioni circolanti circa la contaminazione da queste sostanze di animali e alimenti.
“Dopo aver immediatamente messo in sicurezza tutti i sistemi acquedottistici che prelevano le acque superficiali e sollecitato con insistenza i titolari di pozzi privati a fare le analisi – ricorda Coletto – abbiamo messo in atto due approfondimenti significativi, sulle persone, sugli animali e sugli alimenti, proprio perché non deve esserci nemmeno un’ombra di dubbio”.
L’Assessore specifica che si tratta di un monitoraggio con prelievo di sangue effettuato alle persone residenti nell’area interessata e a persone certamente non coinvolte, in modo di avere un termine di paragone estremamente approfondito; e di prelievo altrettanto diffusi, seppur naturalmente a campione sugli animali e sugli alimenti.
“Entrambi gli esiti – dice Coletto – sono all’attenzione degli esperti del più elevato interlocutore scientifico d’Italia che è l’Istituto Superiore di Sanità. Nessuna indicazione che ne deriverà verrà sottovalutata e le azioni che verranno eventualmente indicate saranno tempestivamente messe in atto di concerto con l’Iss. Senza un’evidenza scientifica – conclude Coletto – è difficile immaginare di fare più di ciò che è già stato fatto e appena questa arriverà ci comporteremo di conseguenza. L’attendiamo in tempi molto brevi”.

 

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