Viviani entra nel «club delle leggende»

Elia Viviani sul traguardo di Nancy
Elia Viviani sul traguardo di Nancy
Renzo Puliero10.07.2019

Con la vittoria di Nancy Elia Viviani è il quarto veronese a conquistare una tappa al Tour de France, dopo Pietro Guerra (1971), Nicola Minali (1994 e due nel 1997) ed Eros Poli (1994).

Entra a far parte del gruppo di italiani che hanno vinto tappe nei tre grandi Giri (Pierino Baffi, Magni, Defilippis, Benedetti, Gimondi, Marino Basso, Bontempi, Francesco Moser, Baldato, Bugno, Petacchi, Cipollini, Bennati, Aru, Nibali, Matteo Trentin, Battaglin, Simoni, Minali ai quali si può aggiungere Pietro Guerra, vincitore in una cronosquadre al Giro) ed è il 96° nella storia a riuscirci (il 18° tra i corridori in attività con Aru, Bennati, Trentin, Cavendish, Froome, De Gendt, Gilbert, Degenkolb, Greipel, Kittel, Dennis, Matthews, Dumoulin, Pinot, Quintana, Valverde).

Con lui, un italiano torna a vincere in una volata di gruppo al Tour dopo Petacchi nel 2010. Una vittoria alla corsa più importante al mondo dà spessore alla carriera di Elia, giunta alla 75a vittoria (alcuni non considerano la tappa nella Vuelta a Cuba 2010, mentre era ancora Under 23, ma la corsa era inserita nel calendario dei prof e Viviani c’era in andato in maglia azzurra su indicazione dell’allora c.t. della pista Collinelli), alla 7a quest’anno.

Dopo «l’errore nella prima tappa quando avevo perso il treno dei miei compagni di squadra», Elia aveva parlato di «grande delusione», ma anche detto che «spesso ho trasformato la rabbia in nuove energie». E così ha fatto ancora una volta trionfando sul traguardo di Nancy dove l’ordine d’arrivo mette in fila i cinque migliori velocisti al mondo: Kristoff, Ewan, Sagan e Gronewegen.

 

 

LA COMMOZIONE

All’arrivo, dopo la “volata capolavoro”, Viviani dà un forte abbraccio, uno ad uno, ai suoi compagni di squadra ed appare commosso quando lo fa alla maglia gialla, Alaphilippe «che ha svolto un gran lavoro negli ultimi due chilometri», prima di passare il testimone ai due ultimi uomini del “treno” Deceuninck Quick Step, Morkov e Richeze.

Viviani era «uscito veramente deluso dalla prima tappa, prendendomi tutta la responsabilità dell’errore commesso. Ora», riferisce, «ho centrato quello che era un grande obiettivo di questa stagione: vincere una tappa alla Grande Boucle». Una vittoria che ripaga le delusioni provate al Giro.

«Quando sono tornato a casa, ho cambiato marcia e mentalità. Ho pensato solo al futuro. Al Giro mi ero arrovellato troppo dopo quell’esclusione e non avevo ritrovato tranquillità. In questa stagione, ho avuto un momento difficile solo al Giro, ma tornato a casa sono riuscito a staccare ed a concentrarmi su un nuovo obiettivo. Le due vittorie in Svizzera hanno confermato di essere sulla buona strada». E non si è demoralizzato dopo aver fallito la prima occasione a Bruxelles. «Una giornata come quella di lunedì, con il numero di Alaphilippe con vittoria di tappa e maglia gialla, ha fatto cambiare marcia a tutta la nostra squadra». Lo stesso Alaphilippe, prima del via, aveva detto: siamo tutti per Viviani. «Eravamo tutti concentrati al massimo per il finale. Morkox e Max Richeze hanno svolto un lavoro strepitoso ed io mi ero solo ripromosso di non mollare la ruota di Richeze». E quando Kristoff ha lanciato la volata… «Voleva anticipare, ma Max mi ha aperto la porta alle transenne e non mi sono più fermato». E così, dopo Giro e Vuelta, ecco la nona affermazione in un grande giro, al Tour, sicuramente una delle più importanti in assoluto della sua carriera. «Ho chiuso il cerchio. Adesso, vediamo di continuare in questa direzione e di fare ancora bene in questa Grande Boucle». L’appuntamento è per venerdì prossimo a Chalon sur Saone.

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