Verona-Top 22 finisce in pareggio
A Di Carmine risponde Righetti

17.07.2019

Venticinquesimo compleanno della Top 22 che oggi ha sfidato l'Hellas Verona al ritiro di Fiera di Primiero.

LA PARTITA

Pari Hellas alla seconda. A Di Carmine risponde il giovane Righetti. E i dilettanti veronesi della Top 22 (mista di serie D ed Eccellenza) fanno un figurone.

Verona stanco, imballato. I carichi di lavoro si fanno sentire. Difficile trovare ritmo e pungere. Il pareggio è calcio d’estate. Laboratorio aperto, il 3-4-2-1 come marchio di fabbrica. Bella l’inzuccata di Di Carmine ad aprire i giochi. Altrettanto bello lo stacco di testa di Righetti per il pari. A salvare il pari è Da Vià che nel finale respinge le conclusioni di Tupta e Lee. Il Verona tornerà in campo adesso sabato alle 17 sempre a Mezzano contro l’Union Feltre.

Simone Antolini

 

 

Nozze d’argento. Sandro Cherobin e la Top 22: storia di un’intuizione divenuta appuntamento irrinunciabile. Dal Chievo di Malesani al Chievo di Marcolini: due cantieri aperti. Legati da un filo rosso che il buon Sandro tiene ancora oggi tra le mani: ha tastato il polso a 25 versioni del Chievo, sfidato ogni anno. Dagli anni in B ai «mussi volanti» della favola, fino al passato recente.

 

Storia simile con il Verona, con cui l’appuntamento è stato un po’ meno regolare. «Era il 1994 – racconta Sandro – con mio fratello Luciano discutevamo sulla possibilità di costruire una selezione di dilettanti per sfidare Chievo e Verona. Sfruttando alcune conoscenze comuni con l’allora tecnico del Chievo Malesani, organizzammo la partita. Me la ricordo bene, giocammo a San Martino. Finì 4-1 per il Chievo, per noi andò in gol Sauro. Un top player, per i dilettanti di allora» . Dovesse preparare un tavolo di invitati alla festa, al mister converrebbe affittare un ristorante intero. Sono moltissimi i giocatori cui Cherobin dedica idealmente un abbraccio. «Lo dico senza timore di esser smentito: più di qualche ragazzo meritava il professionismo – chiosa – penso al portiere Loris Marsotto: fu il primo che scelsi nella Top. A fine anni 90’ era il migliore. La vita porta a fare delle scelte, se non ha rischiato di tentare la carriera al piano superiore avrà avuto i suoi motivi. Ma fargli gol era un’impresa».

 

Tanti i fedelissimi, profili cui Cherobin, finché ha potuto, non ha mai rinunciato. «C’erano scelte imprescindibili – racconta – Ciccio Sauro, Zaccaria Tommasi, Federico Rossetto, Emiliano Testi. Grandi uomini e grandi giocatori. Poterli convocare era un piacere tanto quanto vederli giocare». Cherobin ha sempre proposto una Top il più possibile traversale: c’era spazio per i migliori di ogni categoria. «Giusto così, voglio pensare che ogni categoria ha i suoi campioni. Ogni anno erano in molti a distinguersi. Nei limiti del possibile, ho cercato di chiamarli tutti». Limpido il ricordo delle migliori versioni di Chievo ed Hellas. Su tutte le creature di Luigi Delneri e Cesari Prandelli. «Il Chievo di Delneri era spettacolare. Difesa alta, reparti corti, automatismi difficili da prevedere per chi difendeva. Nel biennio della promozione e del primo storico anno in A ha fatto vedere un gran calcio. Oggi potremmo dire giocasse già allora quello che ora chiamano calcio moderno. Anche se sul moderno avrei da ridire: il bel gioco è senza tempo. Discorso simile per il Verona di Prandelli, non a caso si salvò con merito in A». Oggi e sabato la creatura di Cherobin sfiderà nell’ordine il Verona di Juric e il Chievo di Marcolini. «Questa sarà la Top con più qualità. Ho cercato di scegliere i migliori. Ma attenzione: la parola qualità mi mette qualche dubbio. Voglio gente che corra e che si sacrifichi». 

R.P.

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