«Verona mi è entrata dentro La Tezenis è il mio futuro»

Andrea Diana sarà il coach della Tezenis anche la prossima stagione FOTOEXPRESS ZATTARIN
Andrea Diana sarà il coach della Tezenis anche la prossima stagione FOTOEXPRESS ZATTARIN
05.05.2020

Simone Antolini Il lockdown (ormai agli sgoccioli) ha chiuso porte, innalzato muri, acceso paure. Ma ha creato anche nuove opportunità. «Abbiamo imparato a stare insieme in maniera diversa». Forzata, ma diversa. Andrea Diana ha vissuto il dramma di Brescia. Città dove vive il coach della Scaligera. Colpita in maniera pesante dalla mannaia del virus che spesso non perdona. Il basket e il futuro, per un attimo, restano in sospeso. Diana, non c’è più un pullman che vi porta al palasport, non c’è più un avversario che vi aspetta in fondo alla settimana. La normalità sarà una riconquista. Da festeggiare come? «Mi manca tanto stare insieme alle persone. Parlo degli amici, dei colleghi, dei familiari che non posso incontrare. Condividere la vita, ti riempie la vita. La prima cosa che voglio fare? Una cena fuori con mia moglie, senza bambini. Mi concederò una libera uscita». Come si racconta ai propri figli tutto quello che sta vivendo? «Federico, il più grande, ha cinque anni e mezzo e capisce di più. Oggi conta il rispetto delle regole. Ha capito bene il distanziamento che dev’esserci con le persone. Il virus, invece, non lo vedi e non riesco a spiegarglielo bene. Lo immagina con la fantasia. La parola coronavirus, invece, è entrata nel suo vocabolario di bambino». C’è un’immagine che le è rimasta appiccicata addosso? «Vivendo a Brescia, una delle città più colpite, uscire e vedere qualche corona di fiori appoggiata ad un negozio chiuso, ti raggela il sangue, simbolo di questa grande tristezza». Vivendola, invece, come un’opportunità. Cosa si è ritrovato a fare che, in condizioni normali, non avrebbe mai fatto? «Dobbiamo riorganizzare tutto e trovare nuovi modi di comunicare. Ho scoperto piattaforme on line che permettono di aggregare persone, un aggancio sociale che è servito a tutti. E potrebbe servire anche in futuro per un sistema di socialità diverso. Penso all’aggiornamento tecnico ma anche alla possibilità di rivedere amici e stare insieme anche a distanza». Ha letto libri? «Mi piacciono molti i libri di sport. Cerco sempre di conoscere e “vedere” la vita di colleghi e di sportivi. In questo momento sto leggendo il libro di Gigi Datome, “Gioco come sono”. E ho visto un film con Ben Affleck, “Tornare a vincere”, che racconta il riscatto di un uomo attraverso la pallacanestro». Qual è stato il momento più difficile che si è trovato ad affrontare nel vivere la quotidianità delle sue giornate? «Sono sempre rimasto positivo. Il fatto di stare con la mia famiglia 24 ore al giorno, mi piace. La difficoltà è subentrata all’inizio, quando la situazione non era ancora chiara. Io ero a Verona, la mia famiglia a Brescia. E quando sono arrivate le prime “zone rosse”, mi sono trovato a vivere un momento di smarrimento, perché non sapevo per quanto tempo sarei dovuto stare senza vedere mia moglie e i miei figli». Si è fatto un’idea di quando e come ripartirà il campionato di pallacanestro? Viviamo un momento di grande incertezza e nessuno ha in mano la data della nuova ripartenza. Il nostro movimento, che vive soprattutto di biglietteria, tifosi e sponsorizzazioni, non può pensare di fare a meno della gente. Impensabile partire a porte chiuse. Lo sport resta un riferimento importante per gli italiani, che in questo periodo si attaccano alla visione delle partite del passato. Ci sarà bisogno di ripartire con lo sport, perché rappresenta una sorta di collante di socialità. Quando riprenderà la vita normale, sono convinto che da parte della gente non ci sarà timore nel tornare a vedere sport. Spero, anche, che questo momento permetta a chi sta a capo del sistema, di riflettere e trovare soluzioni idonee per migliorare anche il mondo del basket. Si deve ripartire dalla base, dal settore giovanile. Servono investimenti su dirigenti e allenatori. L’obiettivo è di far arrivare il maggior numero possibile di ragazzi in palestra e invogliarli poi a restare». La Tezenis ha scelto lei come allenatore del futuro. Da parte sua ci sono dubbi? «A Verona ho lavorato appena due mesi e mezzo. Ma mi sono trovato bene. Ho legato con la società, Gianluigi e Giorgio Pedrollo, ma anche con la dirigenza, il giemme Alessandro Giuliani, i ragazzi, la proprietà. Si è lavorato altrettanto bene. E mi piacerebbe continuare a lavorare con questo club». •