La Tezenis si squaglia Scarica e poco fluida L’Assigeco la castiga

Un’entrata plastica di Jermaine Love FOTOEXPRESSGiovanni Tomassini in palleggio
Un’entrata plastica di Jermaine Love FOTOEXPRESSGiovanni Tomassini in palleggio
Simone Antolini 11.11.2019

Capitombolo Verona. Inizia male, finisce peggio. Sempre in rincorsa, sempre in affanno. Mani quasi ghiacciate ai liberi, troppi errori sotto canestro. Quando Ferguson si accende, la Tezenis non lo prende più. Attacco farraginoso, e quando Piacenza bombarda dall’arco, non c’è contestazione. Sotto di tredici dopo appena quattro minuti, la Tezenis si rimette in partita. Poi, pero, perde il filo del discorso. Pure la lucidità quando si tratta di attaccare. Condannati da un avversario che ha sempre dimostrato di avere punti nelle mani e giocatori (l’ex Ferguson e Santiangeli) impenitenti in ritmo. Cade Verona. Fa male. Malissimo. Lezione, l’ennesima, per il futuro. Sull’Himalaya in una notte di tempesta. Verona inizia con l’anima in salita. E scivolando su se stessa. Merito anche dell’Assigeco. Piacenza è fluida, toglie ritmo alla Tezenis. Raddoppia splendidamente sotto canestro e tiene altissima l’intensità difensiva. Poi, viaggia che è un piacere in ripartenza. E martella dall’arco. Una, due, cinque volte. Gasparin e Santiangeli sono spietati esecutori. S’inventano parabole perfette. E la Scaligera si trova sotto di tredici punti dopo quattro minuti di gioco (3-16). Da tre non entra nulla. Il lavoro in post è difficoltoso. E sotto canestro si sbaglia troppo, anche in appoggio. Così si fa difficilissima. Perché la squadra di coach Ceccarelli gioca spietata e scanzonata. E sull’onda dell’entusiasmo gira palla senza patemi. Love c’è. Parte in quintetto. E si accende in più occasioni, con accelerazioni che lo portano puntuale al ferro. Ma la Tezenis deve fare i conti con l’inizio brutale. E ogni possesso ricorda che c’è da rincorrere in salita. Santiangeli fa il Ferguson (mettendo punti in sequenza) mentre Jazz ha impatto tiepido dentro la partita. Primo intervallo con Verona sotto 14-23. La reazione c’è. E produce un secondo quarto di energia, ferocia sotto canestro e al rimbalzo. Si sbaglia ancora troppo nell’appoggio al tabellone. Ma Candussi, Prandin e Poletti garantiscono extra possessi vitali per rientrare. Il parziale (17-12 per Verona) riapre la partita. Dalmonte va in dissolvenza nel tunnel che porta agli spogliatoi con i suoi ragazzi sotto di quattro (31-35) all’intervallo. La Tezenis ha accorciato di cuore, sistema, mestiere. Rosselli regala assist e punti. Da tre va meglio con le triple confezionate da Prandin, Rosselli e Poletti. Si sveglia Ferguson (bomba ed entrata plastica), ma la partita cerca di nuovo padroni. Occhio alle palle perse: nove sono troppe. Hall non ha impressionato (una tripla ed una correzione a canestro). Piacenza, però, gioca intensa, ha bombardieri e soluzioni d’area che infastidiscono la difesa veronese. Love brilla per punti e rimbalzi (otto più quattro). Il terzo quarto regala solo una beffarda illusione. Perché Verona rientra di gomiti e di testa. E sulla bomba liberatoria di Love trova il 43-43. Sembra la fine dell’incubo. Invece, ne sta iniziando uno ancora peggiore. L’Assigeco non si scompone e trova quattro pesantissime triple firmate da Gasparin (due), Santiangeli e Ferguson. Il parziale di 12-1 (Verona trova solo un punticino ai liberi con Severini) spacca di nuovo la partita. E Piacenza si porta avanti di dieci (55-45). Verona trova i muscoli e la rabbia di Candussi negli ultimi dieci minuti. La Scaligera accorcia ma resta sempre dietro. Ferguson negli uno contro uno diventa una sentenza. Dalmonte non trova contromisure. E l’Assigeco galleggia sempre avanti fino alla tripla della speranza di Severini del meno quattro (64-68). Rosselli accorcia facendo uno su due dalla lunetta. Buona difesa e ripartenza ma Guido, palla in mano, non perfeziona la trasmissione per Love, nel possesso più importante della gara. Pochi secondi alla fine. Scaligera al fallo sistematico. Hall è glaciale ai liberi e sigilla il 70-65 finale. Impresona di Piacenza. Ultimo possesso buttato per la capolista. Serata da dimenticare. In fretta, anche. •