La Scaligera lancia il «Dado» «Verona è la mia emozione»

Davide Guglielmi, classe 2001, ha esordito nel quintetto base domenica scorsa a San Severo
Davide Guglielmi, classe 2001, ha esordito nel quintetto base domenica scorsa a San Severo
Simone Antolini 08.11.2019

Si è scelto il soprannome. Non il numero. «Mi piaceva Dado. Me lo sono dato io. E adesso tutti mi chiamano così. Il numero di maglia? Volevo il sette. Ma se l’è preso Tomassini. E allora va benissimo il cinque». Davide Guglielmi, classe 2001. Nasce a Bussolengo. Incontra giovanissimo la Scaligera. Primi passi nella società del suo paese. Poi lo chiama Verona. Da un paio di stagioni nel giro della prima squadra. Domenica scorsa a San Severo l’emergenza lo ha visto esordire nel quintetto di partenza. E la prima volta non si scorda mai. «Tensione? Durante il riscaldamento forse. Perchè ero consapevole che avrei iniziato io. Ma poi no, appena dopo la palla a due, ho giocato per divertirmi e per fare quello che dovevo fare». Buon impatto, buona prova. Dado promosso. Guglielmi ha dato il suo contributo. Senza strafare. Pure una tripla messa con personalità. «Ho vissuto a San Severo l’emozione più forte da quando sono a Verona. Voglio vivere di basket, voglio che la pallacanestro possa riempire la mia vita. Non mi sono creato ancora una via alternativa. Perchè questa è la strada che voglio percorrere. E questo è il percorso che voglio fare». Forum e studio. «Sono al quinto anno di liceo scientifico al Galilei. È arrivato il momento della maturità. Dopo? Non ho ancora fatto una scelta. Ma non sarà un indirizzo sportivo. Mi sono dato un po’ di tempo per pensare». La gara di San Severo va in dissolvenza. «Mi sono piaciuto. Ma allo stesso tempo mi dico: mai accontentarsi, la prossima volta cercherò di fare anche meglio. Mi sembra di vivere da sempre alla Scaligera. Questo oggi è il mio mondo. L’obiettivo è crescere, arrivare il più in alto possibile. E non pensare a mettere mai limiti alla provvidenza». Il mito? «Kobe Bryant. Qui alla Scaligera, invece, cerco di pescare il meglio da tutti quelli con i quali ho la fortuna di allenarmi. Più assorbo, meglio è per me. Lo stile che mi piace? Quello di Tomassini. Il suo modo di giocare si avvicina molto alla mia idea di basket nel ruolo di playmaker». Verona è in testa al campionato dopo cinque turni. Quattro vinte, una sola battuta d’arresto, per certi versi inaspettata contro Orzinuovi. «Abbiamo dimostrato di essere una squadra agguerrita, fin da subito. E vogliamo far materializzare quella che è l’idea che ci si spinge tutti nella stessa direzione». Vincere per aprire la porta che conduce in serie A. L’esempio per tutti può essere Guido Rosselli? «Rosselli è energia pura. L’uomo da osservare, il compagno da imitare. La figura alla quale ispirarsi». Un passo indietro: quando è arrivata a Dado la comunicazione che sarebbe partito nel quintetto titolare a San Severo? «Già venerdì, quando si è capito che oltre a Hasbrouck, anche Love non avrebbe preso parte alla trasferta in Puglia. Ho avuto tempo per realizzare. Ma non mi sono fatto mai assorbire dai pensieri. Sto facendo la cosa più bella che posso desiderare in questo momento della mia vita. E vale la pena fare tutto al meglio. Passando anche dal piacere e dal divertimento». Domenica arriva all’Agsm Forum l’Assigeco Piacenza. In campo un grande ex: Jazzmarr Ferguson. «Un amico prima che un compagno. Jazz non ha paura di niente e di nessuno. Lo considero un grande personaggio. Un giocatore tosto, che si prende tutte le responsabilità che gli arrivano addosso durante la partita. Sarà una bella sfida contro di lui. Ma Verona va per la sua strada». •