Valeria, da Negrar all’azzurro La migrante della palla ovale

Valeria FedrighiL’Italrugby femminile ha conquistato il secondo posto al Women’s Six Nation
Valeria FedrighiL’Italrugby femminile ha conquistato il secondo posto al Women’s Six Nation
Francesca Castagna 21.03.2019

Seconde. Lassù in alto, con la palla ovale fra le mani. Hanno tutte la maglia azzurra addosso, ma il rugby non è mai stato più rosa. La Nazionale italiana femminile ha centrato un secondo posto storico nel Women’s Six Nation, il miglior piazzamento di sempre nel torneo. Non solo femminile, in assoluto. Mentre i colleghi maschi tornavano a casa a bocca asciutta, con l’ennesimo cucchiaio di legno, domenica scorsa loro, al “Plebiscito” di Padova, compivano un’impresa sportiva senza precedenti, che oltre alla medaglia d’argento nel Sei Nazioni 2019 è valso anche il sesto posto nel ranking mondiale, scavalcando l’Australia. Un paio di mani, per realizzare il sogno, le ha fornite anche Verona. Valeria Fedrighi, seconda linea dell’Italdonne e del Tolosa, originaria di Negrar. I primi passi nel rugby li ha mossi lì, prima che il suo talento la portasse a Riviera, poi alle Saracens in Inghilterra e a Tolosa. «Una delle mie compagne ha commentato questo secondo posto così: “è una figata pazzesca”. Credo che non ci sia modo migliore di dirlo. Abbiamo disputato un fantastico torneo e il secondo posto è una soddisfazione incredibile» commenta l’atleta. Il percorso dell’Italia femminile nel Sei Nazioni ha visto la vittoria schiacciante sulla Scozia all’esordio (7-28), il pari con il Galles, la tiratissima vittoria sull’Irlanda (29-27), la sconfitta bruciante con le campionesse di Inghilterra e il trionfo più importante, per 31-12, sulla Francia. «La tensione era tanta, il livello di gioco alto, vietato abbassare l'attenzione anche solo per un momento. Personalmente credo di dover migliorare ancora molto sotto diversi aspetti, ma è il primo Sei Nazioni che gioco dalla prima all'ultima partita, tra l’esordio nel 2017 e l’infortunio dello scorso anno, quindi voglio essere positiva e continuare il lavoro che sto facendo», continua Fedrighi. Fattori chiave? Domanda quasi banale. L’alchimia del gruppo era evidente ad ogni azione, la mano di coach Di Giandomenico anche. «Il nostro allenatore e tutto lo staff sono stati fondamentali supportandoci sempre e comunque. Coach Di Giandomenico, poi, è conosciuto per le sue enormi capacità di allenatore; con lui abbiamo lavorato tantissimo. I risultati raggiunti non sono un caso. Un altro fattore essenziale è stato il gruppo: siamo molto affiatate, ognuna puntava allo stesso obbiettivo, dare il meglio ad ogni partita. Dall'inizio del torneo sapevamo di poter fare bene, ma c'erano molte incognite. Abbiamo lavorato tanto sulla nostra attitudine in campo e sulle sensazioni che provavamo come squadra, nei momenti di "down" e in quelli buoni. Abbiamo deciso che ci piacevano di più quest'ultimi. Abbiamo lavorato tanto sul divertirci mentre giochiamo. Senza divertimento non avremmo raggiunto questo risultato». A Verona, per tutti, lei è ValeNazionale. Patrimonio ovale da tenere ben stretto, anche godendosi i suoi successi in giro per l’Europa. Per lei fanno il tifo le Verona Rugby Girls, con molte delle quali ha condiviso gli inizi. «A Verona torno sempre volentieri per passare il tempo con famiglia e amici. Per me Verona rimane la città più bella del mondo. Alle ragazze del Verona Rugby voglio dire di continuare a lavorare, perché anche se ora può essere un momento difficile, il lavoro paga, sempre. L’importante è crederci e non mollare». •

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