«Un’amichevole a Verona per preparare il Mondiale»

Milena Bertolini, commissario tecnico della Nazionale femminileLe azzurre debutteranno ai Mondiali il 9 giugno  contro l’Australia
Milena Bertolini, commissario tecnico della Nazionale femminileLe azzurre debutteranno ai Mondiali il 9 giugno contro l’Australia
Paola Colaprisco 14.02.2019

In un’estate che si profila povera di eventi sportivi di richiamo, sarà il calcio femminile a tenere banco. Dopo vent’anni di purgatorio, infatti, le azzurre disputeranno il Mondiale, in Francia. Inserite nel gruppo C, affronteranno Australia, Brasile e Giamaica. Il debutto il 9 giugno alle 13, a Valenciennes, contro l’Australia, avversario alla portata delle ragazze allenate da Milena Bertolini, 52 anni di Correggio, che del calcio ha fatto una professione dopo aver giocato. Laureata in Scienze motorie, ha conseguito diversi diplomi specialistici, tra cui la licenza Uefa Pro che le consente di allenare squadre maschili professionistiche. Come la collega e rivale Carolina Morace, che un’esperienza in tal senso l’ha fatta, a Viterbo. Con Bertolini in panchina le calciatrici sembrano aver trovato quel feeling che forse con Antonio Cabrini non c’era. «Non credo che il sesso dell’allenatore sia un fattore rilevante», spiega la coach, «una donna, specie se ex calciatrice, può comprendere più facilmente le dinamiche della squadra, ma poi a contare sono solo le competenze». Inizialmente attaccante, poi difensore centrale, Bertolini esordì all’inizio degli anni Ottanta nella squadra di casa, la Correggese. «Erano anni in cui ci si allenava alle 9 di sera, dopo il lavoro in ufficio o in fabbrica», ricorda, «in campi di periferia spesso non regolamentari. Era un altro calcio, che viveva soprattutto di grosse individualità. Susanne Augustesen e Conchita Sanchez - per citarne un paio - erano calciatrici che da sole valevano mezza squadra. Oggi non ci sono talenti, il gioco è più organizzato, ragionato, il livello medio però si è innalzato di molto». Erano anche tempi in cui si giocava per passione. «Le ragazze che ricevevano uno stipendio erano poche, ma guadagnavano bene in rapporto alle retribuzioni di oggi. Per le altre, la maggioranza, c’era il rimborso spese». Anche su questo fronte è cambiato molto. «Quando giocavo», ricorda Milena, «facevo parte dell’Associazione calciatrici, costituita dall’ex giocatrice Annamaria Caverzan, che ha gettato i semi delle tutele delle ragazze, che oggi sono una realtà. Hanno ottenuto lo svincolo dopo i 25 anni, hanno tutte un contratto e le più brave possono guadagnare fino a 30.000 euro l’anno. Inoltre è stato istituito un fondo per garantire comunque un’entrata alle calciatrici in attesa di un bambino. Oggi le ragazze non si allenano più di notte, ma al pomeriggio. Sono giovani, studentesse in prevalenza, o in cerca di occupazione. I miglioramenti sono stati una diretta conseguenza: quando hai modo di allenarti con costanza migliorano la preparazione fisica, la tecnica e la fase tattica». Non è cambiata, però, la diffidenza nei confronti di una ragazza che decide di giocare a calcio. «È un problema culturale soprattutto di persone di una certa età. Oggi i genitori non danno più in escandescenze se una figlia chiede il pallone anzichè una bambola. Solo nel profondo sud si fa fatica a farlo comprendere». Le tappe di avvicinamento al Mondiale? «Il torneo di Cipro a breve; in aprile due amichevoli contro Polonia e Eire e qualche partita contro i maschi. A Verona, perché no?». L’obiettivo minimo, conferma la coach, è «superare le qualificazioni. Sarebbe già una soddisfazione». •

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