Secondo al Tour of Antalya Così Lonardi brucia le tappe

Giovanni Lonardi sul podio (è secondo) del Tour of Antalya, in Turchia
Giovanni Lonardi sul podio (è secondo) del Tour of Antalya, in Turchia
Renzo Puliero 27.02.2019

Quattro tappe, un quarto, un terzo, un settimo e un secondo posto più il secondo nella classifica finale a soli 3” da Szyman Rekita: Giovanni Lonardi, non immaginava un risultato simile al Tour of Antalya in Turchia «anche se mi aveva dato fiducia un decimo posto nell’ultima tappa della Vuelta Valenciana, in una volata vinta da Groenewegen davanti a Kristoff, Trentin, Mezgec, Bouhanni, insomma fior di velocisti». All’esordio tra i prof, l’atleta di Marano di Valpolicella (il paese di Edo Zardini e Davide Formolo) si sta mettendo in luce. Ed il fatto che «sì, sono contento, però arrivare secondo non è l’ideale e si vorrebbe sempre vincere» testimonia di quanto il ragazzo creda nelle proprie possibilità e sia «fiducioso per il futuro». «Lo sono», riferisce Giovanni, «perché mi aspettavo sì di andare bene, ma non così. In salita, soprattutto, sono andato oltre le mie aspettative nella tappa più dura della corsa, quella in cui sono arrivato settimo a 21” dai migliori». Tra i piazzamenti «quello che mi dà maggior rimpianto è, ovviamente, il secondo posto perché sono arrivato davvero vicino a vincere». Nella prima volata della corsa, «controllavo la situazione quando ai 250 metri è partito secco e lungo Van Der Poel, non ero alla sua ruota, in altri due mi hanno passato, quarto». Nella seconda «io e Cima ci siamo persi in un rimescolamento del gruppo». «A destra», riferisce, «c’è stata una caduta, io sono passato a sinistra, ma Van Der Koij e Jans erano già partiti ed io sono arrivato a ruota, ma non ho concluso la rimonta. È stato, comunque, il mio primo podio da professionista che mi ha lasciato abbastanza soddisfatto». L’ultima frazione della corsa «è stata più tirata di quanto ci aspettavamo. E la volata», aggiunge Lonardi, «è stata la più sorprendente perché Van Der Poel, talento del ciclocross che aveva già vinto la prima tappa, ha fatto, e non lo immaginavo proprio, il gregario per Jans. Peccato, perché se avessi vinto la tappa, avrei conquistato anche Tour of Antalya con un secondo di vantaggio. L’ho perso, invece, per tre che sarebbero stati recuperabili anche aggiudicandomi qualche traguardo volante: in squadra ci speravamo e abbiamo provato a vincere, ma non ci siamo riusciti». Lonardi ha «indubbiamente pagato il fatto che noi della Nippo eravamo solo in quattro, così è stata dura controllare la corsa e praticamente impossibile allestire un treno per le volate». L’atleta cresciuto nell’Ausonia e passato, da Under, anche dalla General Store, rileva che «il livello non era quello della Valenciana, dove ho preso le misure contro alcuni tra i migliori velocisti, ma non mancavano buoni corridori». Ora è «atteso alle Strade Bianche, una bella classica, non certo per velocisti, ma ottimo test nel quale proverò ad aiutare la squadra e avere conferma dei miglioramenti in atto». Lonardi non sa, invece, i successivi impegni. «La squadra», spiega, «deciderà in questi giorni. È probabile che vada a correre una gara a tappe in Taiwan. Non so quali potranno essere le alternative: di sicuro non sarò al Giro di Sicilia. Intanto, continuo ad allenarmi, confortato da un buon morale perché quando arrivi nei primi dieci significa, almeno, essermi allenato e lavorato duro per qualcosa e ti rendi conto del livello di preparazione raggiunto». Giovanni Lonardi, prima bici a 14 anni («una Chesini»), prima gara a Bolgare («ritirato»), prima vittoria vicino a Venezia («da allievo»), la più bella «al Giro d’Italia 2018 a Forlì», aveva già assaggiato il sapore del professionismo «in azzurro al Matteotti e alla Coppa Bernocchi nel 2017». E due anni fa il ciclismo è diventato un lavoro. •

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