«Risaliremo la Streif con un piede solo»

Da sin Moreno Pesce, Heros Marai e Giuliano Mancini, fondatori del Team3gambe, impegnati in una Vertical in quota, a WengenGiuliano e Heros praticano anche l’arrampicata
Da sin Moreno Pesce, Heros Marai e Giuliano Mancini, fondatori del Team3gambe, impegnati in una Vertical in quota, a WengenGiuliano e Heros praticano anche l’arrampicata
Paola Colaprisco 13.02.2019

Altro che serotonina. È l’adrenalina l’ormone della felicità. Quei brividi, quell’eccitazione, quella pelle d’oca che provi per affrontare un’emozione forte o una prova difficile. La benzina organica degli sportivi, in particolare di quelli che consideriamo spericolati o peggio sprezzanti della vita. Giuliano Mancini e Heros Marai(«con la acca per un errore all’anagrafe», spiega) non si considerano né spericolati né scriteriati. Sono semplicemente - dicono pressoché all’unisono - due giovani padri di famiglia che hanno cercato e trovato nello sport non solo una valvola di sfogo, ma anche la maniera più semplice di mettersi alla prova e cercare ogni volta di superarsi, «perché la sfida è il sale della vita», dice Giuliano. «E quando ce la fai sei in pace con te stesso», chiosa Heros. Due storie parallele che ad un certo punto si incrociano, le loro. Entrambi vittime di incidenti stradali che hanno provocato l’amputazione transtibiale della gamba destra, nel 2014 si sono incontrati nello studio-laboratorio del tecnico ortopedico, Alessandro Dreosso, che stava mettendo a punto le loro protesi in titanio. Le nuove gambe che permettono ai due veronesi di affrontare imprese impossibili che anche un normodotato faticherebbe a portare a termine. «Protesi speciali», spiega Giuliano, «che arrivano a costare 6-8.000 euro e che necessitano di continue messe a punto per non provocare dolori, risentimenti muscolari o piccoli ematomi». Per questo Giuliano e Heros hanno sempre una brugola in tasca: un mezzo giro e l’assetto della protesi è a posto. Per entrambi l’amputazione è stata la molla che li ha spinti a praticare sport. «Dopo l’incidente», racconta Heros, «mi è tornata la voglia di correre e di fare camminate in montagna». Si è impegnato al meglio: «Ho partecipato a due Paralimpiadi, ho fatto atletica fino al 2016, poi ho cambiato orizzonte. Mi sono dedicato alle Vertical, le corse in salita in montagna. Sono entrato nel circuito Vertical Up, dove gli amputati sono pochi, affrontando con successo tratti con il 69% di pendenza. Con una gamba. Che soddisfazione». Prima dell’incidente, invece, Giuliano non praticava alcuno sport. «Adesso faccio arrampicata, snowboard, triathlon e ovviamente le Vertical trail. La Regione mi ha appena premiato come miglior triatleta veneto. È una scommessa con me stesso; superare nuovi obiettivi uno stimolo continuo». Nell’estate 2017, dopo aver raggiunto a piedi il rifugio Telegrafo, Giuliano e Heros decidono di coinvolgere il veneziano Moreno Pesce (amputato transfemorale, anch’egli amante delle Vertical) nel loro progetto. «Abbiamo costituito il Team3gambe», spiega Giuliano, «per sdrammatizzare la nostra condizione. Siamo partiti in tre; nell’ultima uscita eravamo in 21. Tutti amputati. Affrontare queste prove è uno stimolo, ma principalmente migliora la nostra qualità di vita. Le iscrizioni sono aperte; ci trovate su Facebook». Il prossimo impegno del Team3gambe sarà il 23 e 24 febbraio, a Kitzbuhel, in Germania. «Saremo quasi 200», spiega Heros, «e di notte, al gelo sotto i riflettori, risaliremo la Streif, la mitica pista della discesa libera». Una passeggiata, per loro, che hanno superato 2.200 metri di dislivello sul Monte Bianco. •