Patryk Parol, un gol per il Villafranca e sognare ancora

Patryk Parol, attaccante polacco del Villafranca
Patryk Parol, attaccante polacco del Villafranca
Stefano Joppi 06.02.2019

La domenica dei polacchi. Ai più celebri Piatek del Milan, Milik del Napoli e Stepinski del Chievo ha risposto a Caravaggio il biondo Patryk Parol. Ai più verrà normale chiedersi, parafrasando don Abbondio, «Chi era costui?». È un ventitreenne giocatore del Villafranca che ha risollevato, al 95’, le sorti della formazione scaligera strappando un punto in terra bergamasca. In campo da tre minuti, il lungo centravanti ha raccolto a centro area l’assist di Pape gonfiando la rete prima di essere sommerso d’abbracci dai compagni di squadra. Una liberazione per la truppa castellana e per l’attaccante, al secondo centro stagionale dopo quello, senza punti finali, contro il Pontisola. «Il mio compito è segnare, peccato non abbia molte occasioni per dimostrare le mie qualità», risponde glaciale la punta, nativa di Walbrzych nella Bassa Slesia al confine con la Repubblica Ceca. «In Italia sono arrivato a dieci anni e con mia mamma ci siamo sistemati a Verona. Qui ho giocato nella Primavera del Chievo, allenata prima da Paolo Nicolato e poi da Lorenzo D’Anna». Una breve parentesi e il passaggio con un contratto quadriennale al Novara, società che l’ha girato prima al Vigor Lamezia poi in Spagna all’Eldense, la Lega Pro iberica, per passare in Svizzera al Bellinzona prima di svincolarsi dalla società piemontese. «Nonostante tutto spero ancora di sfondare nel calcio professionistico», giura Parol, che una volta trasferitosi a Villafranca ha accettato la proposta del direttore generale Mauro Cannoletta. «Abito a pochi passi dallo stadio, vengo ad allenarmi a piedi e alla domenica mamma viene sempre a vedermi. Quando gioco ovviamente», sorride, «l’avviso se parto dall’inizio o dalla panca e quindi lei si regola con i tempi visto che ho anche una sorellina piccola». Alla mamma è andato il suo primo pensiero domenica dopo la doccia di fine partita. «Ho voluto condividere con lei la gioia per un gol che spero mi serva per avere più chance per giocare dall’inizio. Lo dico senza alcun tipo di polemica. Ci mancherebbe. Siamo un gruppo unito, dove gli individualismi lasciano lo spazio al collettivo». Una rete con una dedica speciale? «A me stesso. Alla mia voglia d’inseguire un sogno. Per far questo bisogna però trovare continuità in campo», prosegue Parol, che non ha una squadra del cuore ma un solo giocatore come esempio. «Zlatan Ibrahimovic. È mostruoso, unico. Degli attaccanti polacchi il primo della lista è Lewandowski del Bayern», s’illumina lo spilungone del Villa che oltre ai gol spera di ritrovare un lavoro. «Facevo l’autista part-time. Ora sono disoccupato». •