L’obiettivo? Creare campioni E Borgo lancia la Pro Tennis

Francesco Borgo e Alessandro Andreatta
Francesco Borgo e Alessandro Andreatta
Valentina Tezza 19.03.2019

Tappa dopo tappa Francesco Borgo ha raggiunto un altro degli obiettivi che si era prefissato. Laurea in Biologia molecolare, laurea in Scienze motorie, maestro nazionale, responsabile del Centro tecnico federale di Vicenza dal settembre 2016 ed oggi Pro Tennis Network (attualmente sui campi del Tc Pescantina). Borgo, che è nato a Parma nel 1985 ma vive a Verona dall’età di due anni, ha un passato da numero 825 del ranking mondiale in singolare e numero 275 in doppio, lo scorso ottobre ha sorpreso tutti lasciando un ruolo importante in Federazione. «Avevo bisogno della massima libertà d’azione e di espressione. Inoltre sono da poco diventato papà ed ho preferito non proseguire su quel percorso che mi avrebbe presto imposto un trasferimento al Centro Federale di Tirrenia. La mia volontà era quella di rimanere a Verona e porre le basi per il mio progetto qui. Così lo scorso ottobre è nato Pro Tennis Network». Cos’è Pro Tennis network? «È un progetto che mira a formare giocatori professionisti. L’idea era da tempo nella mia testa e finalmente ho creato un team compatto le cui figure racchiudono le competenze necessarie per poter rincorrere l’obiettivo di creare un campione. Il nostro lavoro è originale sia per la didattica che per le metodiche». Da chi è formato il team? «Gli attori principali, impegnati sul campo, siamo io con il ruolo di coach, il preparatore fisico Alessandro Andreatta e lo sparring partner Marco Speronello. I programmi e la didattica sono il frutto della nostra interazione costante. Inoltre possiamo contare sulla consulenza di alto livello di mio padre Pierangelo e di Giampaolo Coppo con cui organizziamo periodicamente stage aperti a tutti che sono un’efficacissima occasione di confronto anche tra maestri». In cosa si distinguono i vostri programmi e la vostra didattica? «Uso spesso la frase “insegnare al corpo” in quanto cerchiamo di creare dei giocatori in grado di adattarsi ad ogni situazione in maniera naturale. Un'altra nostra caratteristica, in controtendenza rispetto alle accademie tradizionali, è quella di non voler adottare un sistema di gioco comune, ma, partendo dalle caratteristiche fisiche e mentali dell’atleta, creare una tattica, e di conseguenza una tecnica, che esalti i suoi punti di forza». Ci sono tantissimi Itf nella vostra programmazione… «Credo tantissimo nella partita come mezzo di formazione. L’attività internazionale è fondamentale fin da junior per poter intraprendere un certo tipo di percorso». I suoi allievi di punta? «Giovanni Peruffo che arriva da Vicenza ed ha vinto il suo primo torneo Itf under 18 in Bosnia, così come Carlotta Moccia, sedicenne veronese, vincitrice nel torneo di doppio». Prossimo step? «Il mio obiettivo rimane aprire una vera accademia, una struttura con tutto quel che serve per allenare un potenziale campione. E crearlo il campione. Magari crescendolo fin da quando è ragazzino ed accompagnarlo durante tutto il percorso. Ed il mio desiderio è aprirla proprio a Verona l’accademia, perché sono legatissimo a questa città». • © RIPRODUZIONE RISERVATA