Cassani e lo Zoncolan «È la salita più dura»

Il ct della nazionale di ciclismo, Davide Cassani, al Banco BPM FOTOSERVIZIO  EXPRESSLeonardo Rigo, dirigente del Banco, tra Mantovani e Cassani
Il ct della nazionale di ciclismo, Davide Cassani, al Banco BPM FOTOSERVIZIO EXPRESSLeonardo Rigo, dirigente del Banco, tra Mantovani e Cassani
Renzo Puliero 04.12.2018

La salita più dura? «Lo Zoncolan, 10 chilometri di ascesa, dal terzo all’ottavo chilometro disumani, senza un metro in cui rifiatare, 15 per cento di pendenza media, rettilinei che non finiscono mai e il terrore, per il prof e l’amatore, di mettere piede a terra perché non ce la fai». Come salirla? «Non vergognarsi di mettere il 34x32». La salita più bella? «L’Abetone, dove vinsi nel 1991, dove un certo Coppi staccò tutti e conquistò a Modena tappa e maglia rosa: era il 1940. O il Pordoi, affrontato a 15 anni, in vacanza, mi sembrava durissimo, invece è piacevole, con pendenze accessibili, tornanti e panorami meravigliosi. È bello salire andando un po’ meno di quanto potresti per gustare la salita e arrivare sopra con la giusta fatica». E il Mortirolo? «Lì è “nato” Pantani nel 1994. Ecco, la grandezza del Giro d’Italia è che bastano pochi passaggi su una montagna perché diventi meta appetibile per migliaia di amatori». La più originale? «Il Sestriere, la prima oltre i 2000 metri nella storia del Giro, affrontata da Tour, Olimpiadi, Mondiali». Davide Cassani, commissario tecnico dell’Italbici, introdotto da Leonardo Rigo, direttore territoriale di Banco Bpm, e Pier Antonio Pula, responsabile crediti, e intervistato da Luca Mantovani, caposervizio Sport de L’Arena, nell’ambito dei “pomeriggi d’autore” promossi da Banco Bpm, illustra nel suo libro “Le salite più belle d’Italia”, tre capitoli per ognuna delle 15 proposte, uno sul come affrontarle adesso, uno sui ricordi da ex prof, una di Beppe Conti su quello che, nella storia del ciclismo, lassù è successo. Centinaia di persone nell’auditorium di Palazzo Scarpa. Davide, nel raccontarle, trasmette amore per la bici, passione ed entusiamo. L’applauso di chi riempie totalmente la sala è caloroso e spontaneo.«In bici vedi la bellezza del mondo, vivi qualcosa di straordinario», dice Cassani che indica in Van Impe, Gaul, Pantani, Hinault («l’ultimo dei grandi») i più grandi scalatori, in Dumoulin, Froome, Simon Yates «i più forti nelle corse a tappe, mentre noi dipendiamo ancora molto da Nibali». Avverte che «il ciclismo dovrebbe essere un gioco sino al 17-19 anni», mette in guardia «da un’esasperazione che è uno dei problemi più grossi», sottolinea che «il ciclismo è sport individuale dove la squadra è fondamentale», da c.t. ammette «la difficoltà nel dire ad un corridore che è fuori dal Mondiale». Si professa «ancora innamoratissimo del ciclismo di oggi», sostiene che «adesso è veramente difficile che un ciclista si dopi perché i controlli sono frequenti e seri». Cassani fa amare (e dà la voglia di provarci) Sestriere, Finestre, Fauniera, Agnello, Stelvio, Gavia, Mortirolo, Pordoi, Giau, Fedaia, Lavaredo, Zoncolan, Abetone, Terminillo, Etna. E con Beppe Conti è pronto a raccontarne altre. •