Obi «equilibrista» per la A Garritano, dinamite Chievo

Joel Obi, 29 anni, con la maglia del Chievo ha raccolto trenta presenze ed una rete FOTOEXPRESSLuca Garritano, 26 anni, 22 presenze ed una rete in stagioneJacopo Segre, 23 anni, in B ha giocato con Venezia e Chievo
Joel Obi, 29 anni, con la maglia del Chievo ha raccolto trenta presenze ed una rete FOTOEXPRESSLuca Garritano, 26 anni, 22 presenze ed una rete in stagioneJacopo Segre, 23 anni, in B ha giocato con Venezia e Chievo
Simone Antolini16.06.2020

Obi al centro. Dovrebbe essere la certezza. Per Joel, 29 anni e dieci campionati di A alle spalle, dovrebbe essere, invece, l’occasione per svoltare di nuovo. Dopo attese, repentini addii all’Italia, ritorni, infortuni, panchine, tribune e di nuovo il campo. Obi, oggi, è interprete di un calcio fatto di muscoli e di rabbia. Quella buona. Costretto - lo ha detto il passato - a controllare corpo e calibrare movimenti. Ma questo è. E Alfredo Aglietti pare aver deciso di affidare “ragione e pregiudizio“ al nigeriano di Lagos. Perchè il pedigree è buono, l’età della maturità è arrivata. E tutto sommato, il Chievo che aspira alla serie A cerca ancora un leader, che tale sappia essere fino in fondo. Obi, colpa di “stop and go“ che non lo hanno mai fatto entrare in ritmo fino in fondo, è stato costretto a viaggiare a volte in penombra. Ma le prossime dieci partite diranno molto anche di lui. Intanto, tutto muove intorno a lui. Gioventà diffusa. Scampoli di genio giovanile, che non sempre, però, possono portare a risultati efficaci. CERTEZZE. E oggi, il Chievo di Aglio, ha bisogno soprattutto di certezze. E di geometria. Obi è alla sua prima stagione tra i cadetti. Una caduta - solo di categoria - che aiuta a riconsiderare ruolo e dimensione personale. Un’occasione, forse, per correggere la parabola. Che ad un certo punto si è fatta discendente. Tenendo conto di un antico adagio: Chievo è la terra delle seconde opportunità. E Aglietti, che a Verona si è già guadagnato un busto in bronzo in uno degli angoli più in vista di piazza Bra, sa di avere uomini ma di non avere tutto il tempo che vuole. Subito il Crotone alla ripresa, poi Spezia, Frosinone ed Entella. Il treno per la A passa veloce. Dai piedi di Obi passeranno troppi palloni pesanti per essere affidati a talenti più acerbi. Quindi tocca a Joel. Lui e i suoi compagni nella terra di mezzo. VARIABILE. La variabile impazzita potrebbe essere, invece, Luca Garritano. Titolare inamovibile, nella mezzala di sinistra, se supportato dalla sua miglior condizione. Il ragazzo di Calabria si era infortunato contro il Livorno. Oggi pare recuperato. E pronto e prendersi un posto da titolare. Garritano ha alle spalle 180 partite in territorio cadetto, quindici reti e soprattutto diciotto assist. Ecco, appunto: l’uomo che vede l’inserimento, lo premia, si tuffa negli spazi, esalta la verticalità della squadra, ma garantisce anche utilissima copertura in ripiegamento. Chievo è decisamente il sui futuro. Ma anche un’opportunità da spendere al meglio. La splendida rete contro il Pordenone, un fulmine nel sette, ha confermato pure le sue raffinate doti balistiche. Si è fermato. Pare già pronto a ripartire. SOGNO SEGRE...TO. Il granata nel passato. Il granata pure nel futuro. In mezzo il Chievo. Non un passaggio a vuoto, neppure un ritardo sui tempi di marcia. Chievo è la verifica del lunedì mattina di Jacopo Segre. Se hai studiato, va bene. Se ci metti talento, andrà pure meglio. Comunque sia, il vero esame arriverà più avanti. Segre, di passaggio, è venuto a Verona per prendersi ribalta e magari anche una serie A conquistata sul campo. Pure lui, oggi, titolare sicuro nello scacchiere di gioco di Aglietti. E pure del suo predecessore, Marcolini. Che da calciatore, si era trovato a fare il professore in mezzo al campo. Conoscendo, quindi, limiti, virtù, pericoli e raffinatezze del ruolo. Segre ha cose che altri non hanno lì al Chievo. L’accelerata, la giocata semplice che dà sbocco al gioco, l’intraprendenza di chi sa di “poter fare cose esagerate, rendendole semplici“. CARTE JOLLY. E poi ci sono gli altri. Non alternative, ma carte jolly. C’è pure Salvatore Esposito lì in mezzo. Un regista con piedi e muscoli al posto giusto. Di talento non esageratamente acerbo. Ampiamente testato sul campo. Può far viaggiare la squadra. A volte gli è scappato il motore. In mezzo o defilato può essere utile. Da spalla di più. Con lui pure Giovanni Di Noia, che i conti, all’inizio li ha dovuti fare con la rottura del legamento crociato. Rientra, riesce. Recupera. Utile a sprazzi. In attesa di rilancio definitivo. •