Un po’ ala, un po’ stoccatore Aglietti si gode il Ceter 2.0

L’ex Hellas Marrone cerca di opporsi alla prepotente avanzata di Ceter sul terreno dello Scida
L’ex Hellas Marrone cerca di opporsi alla prepotente avanzata di Ceter sul terreno dello Scida
Francesco Arioli22.06.2020

Il destino riveduto e corretto in un baleno, la pagella sistemata con una zuccata. Quella vincente. Quella servita al Crotone due giorni fa, nelle ultimissime battute di una gara, almeno fino a quel frangente, generosa e sfortunata. E l’eroe è servito, assieme a quel punto che nasconde un sacco di significati, personali e di squadra. E diventa il mattone su cui costruire, non solo simbolicamente, il finale di campionato. IL PRECEDENTE. Lui, Damir Ceter, l’attaccante della provvidenza, la standing ovation col suo Chievo se l’era già presa a metà gennaio, schiodando lo 0-0 di una partita fastidiosa come quella col Perugia. Stesso minuto, curiosamente, secondo più secondo meno. Ma, soprattutto, stessa capacità di leggere la situazione, stessa zona di appostamento - metro più, metro meno - e stessa abilità nel gonfiare il sacco di testa. Sabato allo Scida mancava il pubblico, non è mancata la festa coi compagni. E, naturalmente, il sorriso aperto dell’attaccante colombiano, jolly pesante nella manica di Alfredo Aglietti. «L’idea era quella di entrare e fare bene, fare il possibile per aiutare la squadra», la dichiarazione subito affidata all’ufficio stampa del Chievo e poi distribuita ai media. «Grazie a Dio ho fatto un gol molto bello. Il cross? Quelli Renzetti li sa fare bene». IL NUOVO CORSO. La novità non sta dunque nella prodezza personale o nella capacità di incidere - in positivo - sul percorso dei gialloblù. Piuttosto sulle modalità di impiego ritagliategli addosso da Aglietti. Non più punta centrale o d’appoggio ma esterno a tutti gli effetti. Esperimento che ha dato a lungo esiti controversi prima della giocata esiziale. Per Cordaz, s’intende. «Non sono abituato a giocare in quella posizione ma il mister ha visto che lo posso fare», altra confessione del dopopartita. «E anche il gol mi dà più fiducia per giocare in quel ruolo». Di più: «Il mister mi ha fatto allenare tante volte da esterno, lo faccio tutte le settimane e sto imparando a farlo bene, credo». Anche se «c’è molta, molta strada ancora da fare. So che devo continuare per poter imparare». Non sarà un’eccezione insomma, al di là dell’urgenza contingente legata all’infortunio di Giaccherini. «Aglio» è coerente col modulo, coerente con le sue strategie. Ha rivelato pure che quello di Ceter era comunque un cambio programmato, anche se non certo all’8’, alba della partita. I GUAI ALLE SPALLE. Un valore aggiunto il 22enne colombiano, che sembra essersi messo definitivamente alle spalle tutti i malanni che ne hanno segnato la stagione e che, allargando il raggio delle sue specialità, aumenta pure le sue chance di impiego. Punta centrale o laterale, ariete o treno, quel che conta è che riesca ad attivare le leve e scaricare la progressione. A tratti irresistibile, quando riesce ad abbinare alla forza fisica pure l’indispensabile lucidità. Ovvero quando gli riesce di indovinare i percorsi giusti lungo i quali imprimere le formidabili accelerate. Con la consapevolezza di avere l’attenzione giusta per assorbire il verbo di Aglietti ed entrare al meglio nei meccanismi collettivi: «Anche a Crotone credo che abbiamo fatto molto bene quello che ci ha chiesto il mister, cercando di giocare molto di più la palla. E credo che abbiamo fatto un bel punto, un punto molto importante per arrivare al nostro obiettivo». FATTORE DAMIR. A conti fatti, con nove finali ancora da disputare, la ricchezza di opzioni si fa fattore preziosissimo. Tanto più oggi che Giaccherini e Meggiorini devono prima di tutto pensare a recuperare e che i giovani Grubac e Rovaglia restano fatalmente in ritardo nel gioco delle rotazioni d’attacco. Ceter fiuta quindi il suo momento dopo oltre metà della stagione - Coppa Italia compresa - trascorsa soprattutto a guarire e appena tre presenze da titolare, oltre alle undici da subentrato. Poco più di cinquecento minuti di campo eppure l’attitudine a incidere e possibilmente decidere. Si riparte già venerdì dallo Spezia, col quarto risultato utile nel mirino. E l’idea, possibilmente, di tradurre in moneta sonante tutte quelle occasioni messe in fila, invano, all’andata. Ceter alza fin d’ora la mano. Candidato a una notte da primattore. Match-winner? Perché no? •