Il Chievo non sbaracca Di Carlo avvisa la Spal «Dovrà sudarsela»

Francesco Arioli 04.05.2019

In testa il risultato, in campo i giovani. E in canna un’altra possibile sorpresa con la quale addolcire il finale di una stagione funesta. Riecco il Chievo che, a tre giornate dal congedo, non cambia filosofia. Magari cambierà qualche effettivo, fedele però all’idea di proporre alla piazza - e più in generale agli addetti ai lavori - altri inserimenti futuribili, garantiti dalla sponda dei più esperti: «Andiamo avanti col nostro progetto di giovani e vecchi», sorride Mimmo Di Carlo alla vigilia del match con la Spal, anticipo di Serie A in programma oggi pomeriggio, «sempre con l’obiettivo di provare a vincere, di dare continuità ai risultati delle ultime gare e, soprattutto, alla qualità delle prestazioni che abbiamo offerte». Quindi «muovere la classifica, fare punti e continuare a giocare da Chievo», aggiunge il tecnico gialloblù, che nella circostanza terrà nuovamente fuori dai giochi i Sorrentino e i Giaccherini, i Rossettini e i Djordjevic ma che dovrà ovviare anche alle assenze - queste forzate - di Barba e Leris (squalificati) e di Bani, vittima di un pestone in allenamento. I COMPLIMENTI. Mimmo una cosa ci tiene a precisare. Che, malgrado la retrocessione compiuta e l’attesa di un confronto con i vertici del club, approccio alle gare e motivazioni non si sono affatto annacquati. «Io sono carico come il primo giorno in cui sono arrivato», puntualizza, «e oggi ancora di più perché le responsabilità sono aumentate sotto l’aspetto dell’impegno e dell’atteggiamento». E poi, sui rivali di giornata: «Faccio i complimenti alla Spal perché rappresenta la serietà, la progettualità e la crescita costante, elementi che danno il senso dell’ottimo lavoro che stanno svolgendo. Loro sono un esempio oggi come lo era stato il Chievo anni fa. Loro giocano bene, hanno qualità, fisicità e si sono meritati la salvezza sul campo». Salvezza che magari non è ancora matematica però: «E noi dovremo rendergli la vita difficile», annuncia l’allenatore del Chievo. «Non perché vogliamo giocare contro di loro ma per noi stessi. E se la dovranno sudare fino al 95’». Quanto al futuro, «è più importante quello della proprietà. Il mio oggi non è in primo piano. L’importante è che club e squadra ripartano da un progetto». Meglio ancora, a dispetto della mancanza di comunicazioni con Campedelli, «credo che questa sia la fase della progettazione in capo al presidente e alla società. E noi non dobbiamo mettere fretta a nessuno», insiste Mimmo. «Meglio prendersi del tempo adesso ma essere precisi nel momento in cui si dovrà partire per essere ancora protagonisti». I GIOVANI LEONI. Di Carlo oggi dovrebbe rilanciare Tomovic, assente da una vita, dal 1’, impiegando ancora cautela per Pellissier. Quindi, scontata, la conferma dal 1’ di Vignato e il rilancio, a partita in corso, di Karamoko. Senza contare Angelo Ndrecka e Sergej Grubac, altri due che scalpitano e che non sarebbe così sorprendente ritrovarsi sul prato del Bentegodi con una maglia da titolare: «Da un mese a questa parte si sono allenati con noi sia Ibrahim che Ndrecka che Grubac», racconta Di Carlo, «e sono tutti notevolmente cresciuti. E hanno voglia di dimostrare quel che valgono, cosa che io terrò in considerazione». Impossibile, ovvio, trascurare il rientro dallo stage azzurro di “Vigna”: «Ci siamo parlati, mi ha raccontato che con Mancini ha un buon rapporto, che la conoscenza è stata positiva. Io gli ho detto che si tratta solo di un punto di partenza per rendere il percorso il più lungo possibile. L’ho visto molto sereno, deve solo continuare a fare quel che sa, senza pressioni». Quanto ai movimenti in campo, «lui deve capire dove spostarsi per giocare di più la palla ma anche gli altri devono imparare a dargliela di più, ci abbiamo lavorato parecchio in settimana. È che il gioco va affidato ai calciatori più tecnici, anche in questo la squadra deve restare sempre concentrata». Quanto a Karamoko, altro potenziale top player in erba, «è ancora da svezzare ma lui ci mette tanta volontà, fisicamente è forte, ha discreta tecnica e un buon inserimento senza palla. Ma anche a lui non bisogna cercare di mettere troppa pressione», si raccomanda il tecnico. «E anche lui come gli altri deve imparare a giocare per la squadra e non per se stesso. Ndrecka? Io lo chiamo Mario Rui, giocatore tecnico, intelligente, scaltro. Deve crescere a livello fisico ma piace a tutti perché ha buona corsa e un buon piede». E oggi, forse, una buona chance. •