«Chievo, rivedo entusiasmo Millico? Non è una priorità»

Pellissier riceve il Cangrande tra Rossetto e Arena FOTOEXPRESS
Pellissier riceve il Cangrande tra Rossetto e Arena FOTOEXPRESS
Alessandro De Pietro 25.10.2019

Per un attimo Sergio Pellissier è tornato indietro nel tempo. Il suo quinto Cangrande del Bentegodi è un nastro che si riavvolge all’improvviso. Tre di fila dal 2007 al 2009, il quarto nel 2012, questo coniugato al passato per una meravigliosa carriera ormai solo negli album. Naturale tributo ad un grandissimo. Allora come ora, fra i banchi di Coverciano a studiar da direttore sportivo e ieri a guardar l’Arena dalla terrazza dell’Hotel Milano alzando l’ennesimo trofeo di splendido bomber. Da uomo da 112 gol in Serie A. Omaggiato da Paolo Arena e Michele Rossetto, presidente di Confcommercio Verona e sponsor del Cangrande ormai all’edizione numero diciotto. «Speravo di vincerlo, purtroppo è davvero l’ultimo. I ricordi ci sono», il flash di Pellissier, «e ancora oggi quando segnano gli altri mi viene in mente quando lì c’ero io. Ne ho passate di cotte e di crude. Ora però contano il presente e il futuro». Pellissier è attaccante anche da dirigente? «Sì, perché sono sempre stato attento ai particolari e volevo sempre far le cose subito. Altrimenti poi te ne dimentichi e rischi di trascinarti i problemi troppo avanti. Ci metto la solita attenzione ma con compiti e un ruolo diversi. Dove devi stare attento a cosa puoi fare e cosa no. E al modo in cui lo fai». Avrebbe voluto Marcolini come allenatore? «Di sicuro è un uomo straordinario, uno che ti dice in faccia quello che pensa. Una qualità enorme. È un ottimo tecnico. Uno che ha sofferto, fatto la gavetta e che ha voglia di arrivare. Spero possa farlo col Chievo». È entrata a regime la squadra? «Troppo presto, ci sono ancora tantissime partite davanti. I giocatori hanno un obiettivo importante. Per la città, per la società, per loro stessi. Stanno capendo che se giocano da gruppo possono far tanta strada. E adesso davanti alla porta avversaria finalmente concretizziamo di più». Il prossimo passo che s’aspetta? «Vorrei che il Chievo capisse la propria forza e quanto vale davvero. Chi dovesse credere che dopo due vittorie sarà tutto più facile commetterebbe un errore clamoroso. Bisogna imparare dalle grandi squadre, da chi ha sempre più voglia di vincere proprio perché ha già vinto tanto». Quanto a mentalità Cesar e Meggiorini sono un bel traino... «Io ci aggiungerei anche Frey. Tre ragazzi eccezionali che sanno cosa significhi mettersi la maglia del Chievo, l’orgoglio di indossarla e quanto bisogna soffrire per raccogliere dei risultati visto che nessuno ci ha mai aiutato e nessuno ci aiuterà mai. Devono trasmettere quel che trasmisi io a loro quando arrivarono a Veronello. I giovani con le giuste attitudini per recepire il messaggio lì abbiamo. Quei tre sono l’anima del Chievo. Cesar e Meggiorini stanno giocando, per Frey è diverso perché non è semplice svolgere un certo ruolo se stai fuori. Ti senti come estraniato, come capitava a me». Aggiornamenti sul rinnovo o meno di Vignato? «Ci stiamo lavorando. Ci sono dei problemini da risolvere ma niente di irrisolvibile. E per mettere tutto a posto non basta un giorno». Dovesse servire tornereste sul mercato? «Non è il momento di parlarne, prima bisogna capire e valutare tanti aspetti. Di sicuro vogliamo rimanere competitivi fino alla fine». Quest’estate avevate in mano Millico e poi all’ultimo momento è rimasto al Torino. Potrebbe arrivare a gennaio? «Per ora non ne abbiamo parlato. Consideriamo che presto riavremo Ceter e che fra non molto tornerà a disposizione anche Djordjevic. Di attaccanti ne abbiamo». E Rovaglia quanto vale? «Ha grosse qualità. Ed è un bravo ragazzo. Gli do un consiglio: non pensi di aver fatto con l’Ascoli una bella prestazione. Pensi piuttosto che non è riuscito a far gol. Magari la prossima volta ragionerà diversamente, ci farà vincere una partita e solo allora comincerà la sua vera carriera. È ancora giovane, si impegni per conquistarsi il posto». Il riassunto (parziale) della stagione? «Nel calcio non sempre basta giocar bene per portare a casa i punti che meriteresti. All’inizio ci siamo espressi bene, a un certo punto abbiamo vinto le partite in cui abbiamo giocato peggio». Sta tornando anche il giusto entusiasmo? «Le ultime due vittorie ce ne hanno dato un bel po’, dopo un’annata tragica con pochissime vittorie e dispiaceri su dispiaceri. I tifosi rimasti sono dei baluardi, orgogliosi fino alla fine. Di difficoltà ne abbiamo incontrate ma le partite le abbiamo quasi sempre fatte noi creando sempre tantissimo. Con l’Ascoli abbiamo vinto davvero bene, a Livorno anche con carattere. Concentriamoci sull’oggi, non sul domani». •