Chievo, è una sfida diabolica «Due filosofi per la gloria»

Granoche in gol al Bentegodi contro la Roma FOTOEXPRESSPablo Granoche, 36 anni, al Chievo dal 2009 al 2011. Per lui 48 presenze e quattro reti FOTOEXPRESSAlfredo AgliettiVincenzo Italiano
Granoche in gol al Bentegodi contro la Roma FOTOEXPRESSPablo Granoche, 36 anni, al Chievo dal 2009 al 2011. Per lui 48 presenze e quattro reti FOTOEXPRESSAlfredo AgliettiVincenzo Italiano
Simone Antolini25.06.2020

El Diablo esiste. Il Chievo lo ha visto passare. Due anni in dissolvenza. Un ricordo per la vita. Pablo Granoche oggi ha 36 anni. Gioca a Trieste, terza serie. E il 5 luglio sarà in campo. «Vogliamo prenderci la B passando dai play off. Trieste se lo merita. C’è un vuoto da riempire». Granoche, anche il Chievo vuole la A, passando dai play off. Percentuali di riuscita dell’impresa? «Buone. Nel senso: il Chievo ha notevoli potenzialità. Può scalare posizioni, può restare dentro al giro che conta. Poi, i conti, si faranno alla fine». Domani arriva al Bentegodi lo Spezia, altra sua squadra del passato. Pure loro possono sorprendere? «Così dice la classifica. Anzi, azzardo anche qualcosa di più: lo Spezia può contendere il secondo posto a Crotone e Frosinone. Il Chievo non dovrà avere esitazioni». Italiano contro Aglietti? “Due filosofie diverse per arrivare allo stesso punto: la A. Aglietti è allenatore navigato. Intuito ed esperienza insieme, aiutano tantissimo. Italiano è un tecnico emergente. Abbiamo condiviso pure un breve viaggio insieme al Chievo. Vincenzo trasforma le idee in fatti. E lo Spezia potrebbe essere la grande sorpresa di questa ultima parte di stagione». Dovesse raccontare lei in anticipo la partita? «Il Chievo deve vincere per forza. Perché non può permettersi di sbagliare e restare attardato. Lo Spezia deve vincere per tenere viva la speranza di una promozione diretta. Quindi: sarà partita senza particolari calcoli». Il Chievo è passato da Marcolini e Aglietti. Non dando mai l’impressione di avere espresso fino in fondo il proprio potenziale. Concorda? «Il Chievo ha talento. Ma era reduce da una retrocessione che segna e da un’estate difficile. Ha perso tempo lungo la strada. Si è trovato ad essere in ritardo. C’ha messo carattere. E ha recuperato. Ma il viaggio è ancora lungo». Mettiamo che il Chievo riesca a strappare un pass per i play off. E poi? «E poi può giocarseli da protagonista. Con tutte le variabili del caso. Con rivali di grande caratura. Ho già detto dello Spezia. Poi c’è anche il Cittadella, pure una tra Crotone e Frosinone. Sarà durissima». E qui tutti cercheranno di calare i loro jolly. Il Chievo chi deve far uscire dal mazzo? “Vignato. Ha un potenziali devastante. Colpi unici e grande talento». E poi? «E poi penso a due ragazzi che conosco molto bene: Garritano e Renzetti. Quando lotti per qualcosa di importante, hai bisogno di dare spazio a chi ha esperienza e la giusta maturità per darti una mano». Che cosa le è rimasto di Verona? «Mi ha dato la serie A, grazie al Chievo. Lì mi sono sposato e sono diventato papà. Quindi: mi ha dato tutto. Il richiamo resta molto forte». Fotografie? “L’esordio in serie A a Torino contro la Juve. E due gol: uno nella rimonta al Bentegodi contro la Roma. Un altro all’Inter di Mourinho a San Siro. Partita persa 4-3 ma spettacolare e indimenticabile. Mi porto ancora tutto dentro». •