Che forza mister Marcolini È lui il re dei debuttanti

Marcolini entra in campo a La Spezia con Stroppa FOTOEXPRESSPaolo Zanetti (Ascoli)Luciano Zauri (Pescara)
Marcolini entra in campo a La Spezia con Stroppa FOTOEXPRESSPaolo Zanetti (Ascoli)Luciano Zauri (Pescara)
Alessandro De Pietro 07.11.2019

Campedelli l’aveva detto: «Marcolini è la persona giusta, insieme a Pellissier, per riportare il Chievo là dove deve tornare». Aveva ragione lui, fino in fondo. Quattro mesi dopo i conti tornano da quel calcio di inizio del 5 luglio, quando di motivi per essere ottimisti ce n’erano pochi. È bastato poco al suo allenatore per dimostrare tutto quel che vale, il migliore per rendimento e non solo fra gli otto debuttanti di Serie B. In una fascia dove la concorrenza è aspra, dove emergere è complicatissimo, dove non sempre viene chiamato il più bravo. Merito dei giocatori, merito della società. Merito suo se il Chievo è di nuovo lì, a lottare per provare a scalare certe vette, per riprendersi quel livello di calcio che ha frequentato quasi ininterrottamente dal 2001. Troppa la voglia di riannodare il filo spezzato in fretta un anno fa ad Avellino, esagerato il desiderio di riabbracciare il Chievo. Potente il mix che ne è uscito, un concentrato di fame e passione diventato uno dei tanti valori aggiunti sparsi sui campi di Veronello. TESTA E CUORE. Marcolini mette in fila tutti, col suo calcio efficace ed una striscia per di più ancora aperta di dieci risultati utili di fila. Il Benevento di Pippo Inzaghi, che in classifica guarda tutti dall’alto, si è fermato a otto. La palestra della B, trampolino di lancio perfetto, sta sempre più incoronando la guida del Chievo. Equilibrato, saggio, perfetto comunicatore, tanta sostanza e poco fumo, giovani messi in mostra a getto continuo e senatori gestiti con tanto buonsenso. Uno straordinario allenatore figlio della normalità Marcolini, al posto giusto nel momento più difficile. Coi fatti a dargli ragione. Sempre a testa alta il suo Chievo. Ovunque. Sempre a comandare la partita, senza mai fare un passo indietro. Battuto, immeritatamente, solo a Perugia prima del filotto che avrebbe suggerito solo qualche vittoria in più. Ne sarebbe bastata una per salire al secondo posto. S’è preso le sue responsabilità Marcolini, tante anche perché ripartire non era poi così semplice. Vincendo la sua partita, anche se il novantesimo è ancora parecchio lontano. SENZA RIVALI. Alle spalle di Marcolini tutti gli altri. Il più vicino è Paolo Zanetti, guida dell’Ascoli e fino a giugno al Sudtirol, quindi Luciano Zauri diventato l’ennesima ventata nuova a Pescara, passato dal Chievo nel lontano 1997 nella stagione di Baldini e Maran. Nel mazzo c’è anche Vincenzo Italiano, costretto a subire a lungo una lezione dall’amico Marcolini venerdì sera a La Spezia, un altro di quelli con tanta voglia di arrivare e il fuoco dentro come ha dimostrato con la promozione ai limiti dell’impossibile di Trapani. Così come Luca D’Angelo, in B a 48 anni ma ora attore protagonista della cadetteria col suo Pisa così come Alessio Dionisi passato velocemente dall’Imolese al Venezia. Tutti in rampa di lancio. Mai quanto Marcolini però, nato per comandare e impeccabile lungo mesi pieni di incognite. Leader vero. Prima in campo, adesso dalla panchina. Le sue squadre hanno sempre avuto un’impronta forte. Dalla Seconda Divisione fino al Chievo. Sempre lineare, tutti i suoi ragazzi con più soluzioni davanti anche nelle difficoltà, esattamente com’era lui da giocatore. Anche nelle domeniche in cui duellava con Fabio Caserta, vecchio leone di centrocampo ora a cercare di dar speranze di salvezza alla Juve Stabia. Il mondo è piccolo. TOCCO FINALE. L’architetto Marcolini il progetto ce l’ha chiaro in testa. Tappa dopo tappa. La prossima a Frosinone, contro Sandro Nesta, su un campo spigoloso come pochi. Dover imporre il proprio gioco non è proprio un gioco da ragazzi. Poi la sosta, poi l’Entella, poi il giro di boa e il mercato di gennaio. Quando la rosa qualche aggiunta potrebbe anche riceverla, soprattutto se la classifica continuerà ad essere questa. Giusto per essere competitivi fino in fondo. Immerso nella sua missione Marcolini. Continuando a studiare e ad imparare. Da Ancelotti a Gasperini, passando per Klopp e Guardiola. Guardando dritto negli occhi il suo Chievo, un disegno nato in corso d’opera dai contorni sempre più nitidi. Sicuri i primi passi, anche poderosi in certe fiammate. Dalle rimonte al carattere emerso quando più serviva, segno di una squadra che oltre all’organizzazione e a piedi buoni ha anche un’anima. Quella di Marcolini, quella del Chievo di una volta. •