Grbic: «Mentalità sbagliata Non impariamo dagli errori»

Luca Spirito serve un primo tempo a Emanuele Birarelli FOTOEXPRESSSthéphen Boyer e Sebastian Solè a muro contro Nimir Abdel Aziz
Luca Spirito serve un primo tempo a Emanuele Birarelli FOTOEXPRESSSthéphen Boyer e Sebastian Solè a muro contro Nimir Abdel Aziz
Marzio Perbellini 26.02.2019

C’è amarezza. La delusione è cocente. In casa Bluvolley i lividi sono vividi. Il giorno dopo la disfatta contro Milano per 3-0 nello scontro diretto per il quinto posto (se non il quarto) c’è un po’ di sgomento. Verona arrivava alla sfida con la squadra dell’ex Andrea Giani dopo la grande vittoria su Trento, campione del mondo. Ci arrivava piena di aspettative e le premesse per vendicare la sconfitta dell’andata e accorciare sulla Revivre c’erano tutte. E invece Calzedonia dopo un buon avvio si è accartocciata: dopo avere sciupato il primo set dove conduceva 19-13 si è sbriciolata. Le certezze sono crollate, la pressione si è fatta sentire e la paura di un flop davanti ai 3400 del palazzetto ha tagliato le gambe alla squadra. Che ha letteralmente smesso di giocare. Avere sciupato il primo set ha provocato un crollo psicologico? «Vincere il primo set non sarebbe servito a nulla giocando poi i due successivi come abbiamo fatto», dice lapidario coach Nikola Grbic, visibilmente deluso per la brutta prestazione dei suoi ragazzi. «Tutto dipende da come giochi. È questo che fa la differenza e non importa se sei avanti 1-0 o 2-0 se poi smetti di giocare. Si torna sempre lì e cioè sulla qualità del gioco», ribadisce. «E la domanda è», prosegue: «Siamo andati in difficoltà perché abbiamo sprecato la prima frazione o perché abbiamo iniziato a giocare male? Ma poi adesso cosa importa? Adesso dobbiamo curare l'aspetto psicologico: mi sembra che quando arrivano le partite importanti, e che ci si aspetta da noi un risultato, ci blocchiamo. Vedi i quarti di finale di coppa Italia a Trento. Vedi lo scontro diretto contro Padova all’andata». «È un aspetto che dobbiamo indagare», commenta, «l'aspetto psicologico va rivisto». E ripensando alla partita commenta: «Il primo set abbiamo avuto la nostra occasione dopo avere recuperato lo svantaggio. Poi ci siamo bloccati e non siamo più stati lucidi. E ci sta, succede. Quello che non ci sta è che abbiamo smesso di giocare completamente». E lancia una provocazione: «Per risolvere la cosa e toglierci un po' di pressione addosso, diciamoci allora che non abbiamo nessun obiettivo, che andare in semifinale non ci interessa e mettiamoci tranquilli. Magari così giocheremo meglio. Sono arrabbiato per il risultato», assicura, «ma non per avere perso, ma per il modo. Se Milano va in battuta e tira a tutto braccio e centra le righe, bene, bravi. Ma a me i ragazzi non sono piaciuti, dal primo all'ultimo. Per come hanno giocato e per come hanno interpretato la difficoltà. È già l'ennesima volta che succede in questo campionato. Devo capire perché». La speranza è che facciano tesoro di questa debacle. «Una cosa che mi dico sempre: spero che faremo tesoro dei nostri errori, spero che impareremo la lezione. Ma oramai ho perso la speranza. Se avessimo imparato saremmo stati in grado di risorgere dalle difficoltà ed esprimerci a buoni livelli. Non a livelli stratosferici, ma semplicemente al nostro livello. Ma non so se siamo in grado di imparare dagli errori fatti, spero di sbagliare». •