Calzedonia, cos’ hai in serbo per il futuro?

I soci Bluvolley in occasione dell’inaugurazione del centro sportivo FOTOEXPRESSCalzedonia al Forum dopo la più bella vittoria di stagione con Trento
I soci Bluvolley in occasione dell’inaugurazione del centro sportivo FOTOEXPRESSCalzedonia al Forum dopo la più bella vittoria di stagione con Trento
Marzio Perbellini 20.03.2019

È già tempo di bilanci. Seppur parziali. Per Calzedonia la regular season si è chiusa con il sesto posto. Il peggior risultato delle ultime 5 stagioni dove, a parte nel 2015/16, quando arrivò quarta, ha sempre finito al quinto posto. Fece peggio solo al primo anno con il nome di Calzedonia sulla maglia dopo l'era Marmi Lanza, quando, 2013-14, con l’arrivo di Andrea Giani sulla panchina, arrivò ottava. Sia chiaro, avere chiuso sesti anziché quinti non cambia nulla. Sarebbe bastato vincere con Milano e domenica Calzedonia si giocherebbe il quarto posto. E poi, comunque, sono i play off che fanno la differenza. Però arrivare sesti è un indicatore delle difficoltà che può incontrare una società che vuole fare volley ad alto livello, soprattutto quando la competitività aumenta e c'è lo spettro delle retrocessioni. Siena, per esempio, al primo anno in Superlega, con un ingente investimento e con una rosa di tutto rispetto, è già sprofondata nonostante le grandi ambizioni della vigilia. Mentre Monza e Ravenna - due club che continuano a stupire nonostante le spese oculate- potrebbero, così si dice, ridimensionare ulteriormente rose e aspettative. E la Bluvolley cosa farà nei prossimi anni? C'è un dato oggettivo con il quale fare i conti: per puntare allo scudetto, o a qualche trofeo importante, servono soldi, tanti soldi. Il denaro investito dai soci, dal main sponsor Calzedonia, e da tutti gli altri sostenitori, non è sufficiente per contrastare Perugia, Lube, Trento o Modena. Che hanno a disposizione budget tripli di quello che ha Verona. E nonostante questo rischiano pure di rimanere a bocca asciutta(per Modena due stagioni molto al di sotto delle aspettative e per la Lube 7 finali perse di fila). Insomma è dura per tutti, anzi, durissima. Senza contare che a Verona, rispetto a molte altre realtà dove il volley è quasi l'unico sport di alto livello sul territorio, la concorrenza per attirare investitori è tremenda: ci sono Hellas Verona e Chievo nel calcio, che hanno pure due squadre femminili in A, poi c'è il basket con la Tezenis, quindi il Verona Rugby, per poi proseguire con pallanuoto, pallamano, softball. Dove tutti i team militano nei massimi campionati. Ed ecco che, con tutta la buona volontà del mondo, racimolare risorse per allestire una formazione competitiva diventa un'impresa titanica. E si capisce così anche perché gli obiettivi che la Bluvolley annunciò con il “Bv17“ nel 2014 - che prevedevano di arrivare alle finali scudetto nel giro di tre anni - non si sono realizzati. Così come non hanno preso corpo quelli del “Bv20“, progetto dichiarato nel 2017 ma poi mai veramente esplicitato nei contenuti. Tutto questo, alla fine, pone una domanda cruciale: una società che vantaggio ha ad affrontare sacrifici economici enormi per poi, in ogni caso, arrivare comunque ai piedi del podio? Certo, può succedere che un anno compia l'impresa, indovini il sestetto giusto e faccia l'exploit, come successe nella fatidica stagione 2015-16, quando Calzedonia, dopo aver conquistato la Challenge cup, sfiorò le semifinali scudetto (e ci sarebbe pure arrivata se non ci fosse stato l'errore dell'arbitro su invasione di Kaliberda in gara 5 dei play off contro Perugia). Ma è rimasta un'annata eccezionale (e c'era una signora squadra: Baranowicz, Sander, Kovacevic, Anzani, Zingel …). Insomma, servono i campioni. Lo dimostra l'ingaggio di Kaziyski: senza di lui chissà dove sarebbe finita Calzedonia. Ma per prenderlo la Bluvolley ha fatto uno sforzo non indifferente: si vocifera di 100 mila euro per tre mesi. E tuttavia, a meno di un'impresa mostruosa nei play off contro la Lube (la probabile avversaria di Verona per il post season) anche questa stagione terminerà senza gloria. È stata una premessa lunghissima per poi, in conclusione, porre l'unico interrogativo che conta: cosa farà la Bluvolley per il futuro? Continuerà a investire cercando di azzeccare il sestetto vincente magari pescando il fenomeno di turno come quest'anno ha fatto con Boyer? O smorzerà le ambizioni e si accontenterà di salvarsi in campionati da metà classifica? •