«Amo Verona, mi ricorda Spalato. Alla mensa dei poveri ho ricevuto tanto»

Ivan Juric e Gianluca Tavellin
Ivan Juric e Gianluca Tavellin
Gianluca Tabellin31.07.2020

Metti un caldo pomeriggio nella nuova e fresca sede dell’Hellas. E metti dall’altra parte del tavolo Ivan Juric. «Non sono introverso» parte col pressing alto il mago di Spalato, «mi sembra che il mio modo di essere sia piaciuto ai veronesi. Senza cercare di piacere, sono piaciuto. Ma l’importante è stata che la squadra sia stata accolta molto bene. Le prime partite non sono state di grande livello penso al Bologna e a Parma. Ci sono servite per crescere e sviluppare poi il nostro gioco e lì l’apporto dei nostri tifosi è stato fondamentale. Amici a Verona? Allenatore non fa amici. Tante le persone con le quali sto bene ma i legami son difficili». Juric lo dice quasi sussurrando. «Mettili bene, perchè non mi va di fare il fenomeno». Un invito simpatico condito dal sorriso e dai soliti occhi vispi dietro le lenti degli occhiali. «Sono un tipo normale, semplice».

 

PIÙ BAROLO CHE AMARONE. «Tony(D’Amico ndr) mi ha regalato un amarone Bertani del ’99, buonissimo. Ma a me piace il Barolo, scorre meglio. Il cibo? Gnocchi, stracotto, polenta e altre cose che già conoscevo a Mantova. Sto bene a Verona. Qui il livello della vita è molto alto. Al Bugiardo, alla Bottega e tanti altri posti. D’altronde come hobby, ho delle coltivazioni in terrazzo». Ride Juric e ammette, «ho un piccolo orto con pomodori, peperoncino, cetrioli, sai i vasi e anche le fragole quando è stato il periodo. E poi c’è il fiume. Passeggio e mi rilassa, mi aiuta ad allontanare lo stress». Juric è beato fra le donne. La moglie Irena e le figlie Lucia e Carla. «Una studia alla Bocconi e l’altra al Maffei. Siamo molto uniti».

 

CALCIO E SOLIDARIETÀ. «Son fatto così» racconta Juric, «sono andato alla mensa dei poveri più di una volta qui a Verona ma è più quello che hanno dato loro a me, che il contrario. Non facevo niente di particolare, davo una mano in cucina. Noi guadagniamo tanto, troppo. Mi ha fatto star bene, ho amici in quel posto». Questo aiuta a capire la grandezza del personaggio. Un antidivo per eccellenza.

 

LE TENTAZIONI. «Sì ho parlato con qualcuno e mi sono fermato a riflettere. Volevo conoscere le offerte, parlare con altra gente. Non è vero che il presidente Setti ha rilanciato. La sua offerta era di due mesi fa. Mi sono preso tempo e poi ho deciso. L’Hellas ha apprezzato il mio lavoro e dello staff, bene. Ho deciso in un minuto, l’altra questione riguardava l’aspetto tecnico. Perchè tre anni? L’anno prossimo partiamo da zero e dobbiamo migliorare ancora in tante cose. Se facciamo bene come quest’anno, possiamo col tempo diventare un buon club. Mi piace che i veronesi siano “provinciali“ come noi di Spalato. Esiste una città, una squadra e basta. Sono molto simili. È un modo di vivere. Anche questo ha influito tanto sul rimanere a Verona ma ci sarà da lavorare sodo. Il mio difetto? Sono impulsivo. Dico cose giuste ma sbaglio il modo e passo per quello che ha torto».

 

VELOSO E IL GENOA. «Con D’Amico all’inizio abbiamo avuto qualche divergenza, è normale. Oggi il rapporto è super. Setti ci sta sempre vicino ma lascia fare a Tony e a me. L’anno scorso la squadra non aveva certi requisiti. Veloso ha portato esperienza e metodologia di lavoro. Credo che sia servito a tutti. Miguel è un esempio costante. Ho avuto un gruppo eccezionale. Nessun casino dentro. Se c’era, manco lo sapevo. Risolvevano tutto loro. Hanno avuto un equilibrio fantastico per tutta la stagione ed un ottimo rapporto con lo staff. Il Genoa? Hanno detto cose che mi fanno schifo. Va bene che c’è stato calciopoli ma tutto è vergognoso. Noi andiamo là per vincere, per rispetto “di Hellas“, nostro e dei tifosi. Noi vogliamo arrivare più in alto in classifica. Dobbiamo rispettare la nostra gente. E’ chiaro siamo stanchi e abbiamo Faraoni terzo e Borini quinto. Ma dobbiamo provare a vincere. Se c’è un giocatore che mi assomiglia? No, nessuno. Sono tutti più bravi di come ero io. Però sono anche in tanti che dovrebbero portarmi a cena per ringraziarmi». Sorride Juric e si sistema gli occhiali. «Non ci sono limiti se tu vuoi. Ci sono dei miei giocatori che vanno da soli e altri che hanno bisogno di essere spinti. Il calciatore, non tutti, per indole non va al massimo. Ed invece dev’essere così. Pessina? Bravo e cattivo com’ero io». Ride Juric e parla di qualche singolo. «Amrabat è stato un fenomeno. Voleva fare questo gol e la squadra gli ha lasciato battere il rigore. È arrivato senza aver fatto nessuna preparazione e l’abbiam sbattuto dentro col Bologna. Non è più uscito. Parlava poco all’inizio ma poi è cresciuto tanto pure come ragazzo. Ma tanti sono stati bravi. Pensate a giocatori con Rrahmani che sono stati venduti a gennaio e non hanno mai tirato indietro una volta la gamba. È un gruppo da studiare, tanto è unico e forte. I miei calciatori quest’anno sono stati mezzi eroi». Juric vola anche su Di Carmine. In panchina è tutto un : «Samu bravo, Samu attacca». Lo stimola sempre. «Ha fatto 8 gol giocando poco. È una media altissima».

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