Youri Defrance
«Il mio blues tra
Mongolia e Usa»

Youri Defrance al Caballito (foto Brusati)
Youri Defrance al Caballito (foto Brusati)
 
Giulio Brusati16.03.2019

«La prima volta che ho ascoltato il blues è stato a 14 anni: nel live dei Nirvana per Mtv c’era Kurt Cobain che riprendeva “Where did you sleep last night” del bluesman Leadbelly. Da lì sono partito alla scoperta dei musicisti blues del Mississippi della prima metà del ‘900 e allo stesso tempo ho scoperto Jimi Hendrix e poi…». E poi sono passati più di 20 anni che Youri Defrance, musicista francese, classe ’90, nativo di Troeys (ricordate lo scrittore Chrétien de Troyes?) ha trascorso in giro per il mondo, dall’Australia agli Stati Uniti, dall’Africa del nord alla Mongolia.

 

LE DROGHE E IL CONFLITTO INTERIORE. In concerto l’altra sera al Caballito di Bussolengo, ha eseguito diversi blues di autori del Delta del Mississippi (Skip James, Robert Johnson) e brani originali (tratti dall’album “Ongod”, cantando con un voca roca da bluesman e utilizzando il canto bifonico tipico della Mongolia. «Quando suonavo in diverse rock band francesi», confessa, «mi drogavo e non facevo altro che alimentare il conflitto dentro di me, tra la mia parte negativa e quella positiva».

 

IL SOGNO. Poi è arrivato un sogno premonitore: «Ero sulle sponde di un lago, vicino a una foresta. E mi sentivo chiamare. Ho sognato varie volte questa scena, finché sono riuscito a capire che quel posto era in Mongolia. Nel 2009 sono partito lasciando tutto e ho vagato a Ulan Bator per giorni, finché mi sono perso vicino a una foresta. E solo quando mi sono lasciato andare, solo quando ho smesso di pretendere di avere il controllo, ho incontrato le persone che mi hanno aiutato a trovare uno sciamano, colui che mi ha spinto a studiare lo sciamanesimo. Così ogni anno per due o tre mesi sono andato in Mongolia e dopo dieci anni ho completato i miei studi. Purtroppo nelle viscere della terra mongolo sono stati scoperti metalli preziosi (uranio, oro…) e la gente è più interessata a far soldi che a studiare le tradizioni. Paradossalmente ci sono più studiosi occidentali interessati allo sciamanesimo che nativi mongoli che si dedicano a questa dottrina spirituale».

 

GLI SCIAMANI. «Mentre andavo avanti e indietro dalla Francia alla Mongolia», ha raccontato Youri, «mi sono mantenuto suonando in giro per il mondo e ho cercato di conoscere gli sciamani di altre parti del Pianeta: le tribù dei nativi americani negli Stati Uniti, quelle aborigene dell’Australia e quelle stanziate nel Nord Africa. E ho smesso con le droghe: uno dei cardini dello sciamanesimo mongolo è l’equilibrio. La mia trasformazione è finita, ma adesso ne inizia un’altra. Non so quale sarà, ma so che ha a che fare con le mie radici più profonde, quelle celtiche, che curiosamente ho ritrovato in Mongolia». 

CORRELATI