«Pijamma», il video solidale con gli artisti ritratti in casa

Marco Galvani
Marco Galvani
28.03.2020

Alessandra Galetto La musica è la sua passione, suona da anni e conosce un po’ tutti i musicisti di Verona. Tanto che due anni fa si è inventato lui la formula della jam session, portata tra i locali di città e provincia, dal Piper al Fa Bemolle. Stiamo parlando di Marco Galvani, ventisettenne veronese professionista della comunicazione video, che questa volta ha messo la sua esperienza al servizio dell’emergenza Coronavirus, riunendo una carrellata di artisti sceligeri intorno al progetto. «Ho ascoltato la testimonianza di tanti amici medici, a volte miei coetanei, che si trovano in prima linea per combattere l’epidemia. E mi sono chiesto: come posso dare un aiuto in questa situazione di emergenza? E da qui è nata l’idea per il progetto “Pijamma”, nome ironico per una causa nobile, un video in cui 50 musicisti veronesi in tenuta da notte suonano all’unisono pur restando fra le mura della propria abitazione. Ho chiamato a raccolta tutti i miei amici che di solito partecipano a Jammangiato, la jam session, e ho chiesto loro di suonare in tenuta informale per ricordare simpaticamente l’importanza di rimanere a casa». «Ognuno ha registrato quello che poteva, a volte solo con l’ausilio del proprio strumento e di un cellulare; qui è entrato in gioco Leonardo Zago, chitarrista e professionista della produzione musicale, che ha messo insieme decine di tracce». Il brano scelto è stato “Pata Pata”, della cantante sudafricana Miriam Makeba, su cui tutti hanno improvvisato qualcosa: una musica allegra, in questo momento di emergenza. Fra i partecipanti, Veronica Marchi, Timothy, Nicola Cipriani, Pietro “Cupo” Cuppone, Laurino, Stanthony, Zak Hinegk, Sole. Il video è servito per attirare l’attenzione su una raccolta fondi che ha raggiunto i 100 mila euro di donazioni (https://www.gofundme.com/f/policlinico-borgo-roma-terapia-intensiva). «Il nostro obiettivo» conclude Marco «è quello di usare la musica come strumento per promuovere sempre di più le donazioni ai nostri ospedali: li ci sono i nostri eroi». •