Benciolini e Battistoni trionfano alla Philarmonie

Il giovane flautista veronese Tommaso Benciolini a Berlino
Il giovane flautista veronese Tommaso Benciolini a Berlino
Francesca Saglimbeni25.03.2020

Berlino accoglie il solista Tommaso Benciolini tra ripetute ovazioni e richieste di bis. Un trionfo il suo debutto alla Philharmonie, la più prestigiosa sala da concerto al mondo, nonché sede dei Berliner Philharmoniker, dove l’otto marzo scorso l’artista scaligero ha portato un pezzo della sua Verona. A incorniciare la serata - appena prima della stretta sui teatri - è stata infatti non solo la magistrale interpretazione del flautista, che a soli 29 anni ha calcato il sacro palco della musica classica inaugurato da Herbert von Karajan (bacchetta dei Berliner Philharmoniker) nel 1963, ma anche l’esecuzione in prima mondiale assoluta della composizione scritta appositamente per lui da Andrea Battistoni. L’opera del direttore d’orchestra veronese, un concerto per flauto e orchestra intitolato “The Garden of Delights”, e ispirato all’omonimo ensemble pittorico di Hieronymus Bosch, è stata la vera chicca dell’esibizione. Un momento inatteso - dato il contesto in cui si inseriva, incentrato sulla figura di Mozart -, giunto alla platea come un travolgente abbraccio di primavera. Il brano ha impegnato Benciolini in prove di certa difficoltà tecnica e intensi virtuosismi. E insieme all’altro pezzo solistico in programma (il concerto per flauto e arpa KV 299 di Mozart, eseguito con la solista Lucy Wakeford, prima arpa della Royal Opera House di Londra, e con la Berlin Symphony Orchestra diretta da David Robert Coleman), gli ha consentito di stare in scena, guadagnando il ruolo di protagonista al cospetto di 2000 persone, per oltre la metà dello spettacolo. Dal cuore di Verona a quello dell’Europa, in un’epoca di forzate distanze, i due maestri veronesi hanno creato una cerniera tra popoli, arricchendo la letteratura flautistica di una nuova pagina. Quattro quadri musicali, che frugando nel capolavoro di Bosch, per ridisegnarne ogni minimo particolare, ne restituiscono la stessa forza immaginifica. «Il mio Giardino delle delizie attinge dal dipinto che più mi affascina in assoluto, il sublime trittico del fiammingo Bosh, e affonda le radici nel poema sinfonico romantico», spiega Battistoni. L’apertura intona la “Creazione” visibile sulla pala d’altare chiusa, riportando la firma del pittore nelle prime quattro note del flauto: un movimento dai colori nebbiosi e scuri che prelude all’ “Eden” del primo pannello. Segue un’inquietante iconografia, «in cui il flauto evoca un mostruoso pipistrello e una marcia satanica (la cui microscopica partitura è da Bosh tatuata sul posteriore di un dannato) conduce verso complessa cadenza di 4 minuti affidata al solista», e infine alle allegorie dei peccati umani (animali mitologici, bestiari medievali, frutti succosi) consumati nel giardino delle delizie. In onore alla terra ospite, Benciolini ha concesso come bis la Sarabande della partita in La minore di Bach.