Il maestro Kuhn e il soprano Radoeva
inaugurano la stagione sinfonica

Il soprano bulgaro Maria Radoeva
Il soprano bulgaro Maria Radoeva
10.01.2019

Domani alle 20 la Fondazione Arena inaugura la Stagione Sinfonica 2019 al Teatro Filarmonico di Verona con un concerto che vedrà protagonisti Gustav Kuhn, impegnato a dirigere l’Orchestra ed il Coro dell’Arena di Verona preparato da Vito Lombardi, e la solista Maria Radoeva che debutta sul palcoscenico veronese. Il concerto replica sabato 12 gennaio alle 17.

 

Un gradito ritorno a Verona per il Direttore d’orchestra austriaco che ha collaborato con tutti i più importanti teatri del mondo dirigendo grandi orchestre sia italiane che internazionali. Il M° Kuhn si è inoltre dedicato alla regia per raggiungere maggiore coesione tra sensibilità visive e musicali oltre ad essere conosciuto anche come compositore. Il 1985 è l’anno del suo debutto sul podio dell’Arena di Verona per dirigere l’Orchestra Sinfonica della Scala in concerto. È chiamato poi per tre titoli verdiani: Un Ballo in maschera nel 1986, Don Carlo nel 1992, La Traviata nel 1993 e nel 1994 per dirigere Norma di Bellini. Al Teatro Filarmonico dirige numerosi concerti sinfonici a partire dal 1985 e nel 2004 Così fan tutte di Mozart.

 

Il Concerto presenta in apertura la Sinfonia n. 39 in mi bemolle maggiore “Schwanengesang” K 543 (Canto del Cigno), il primo dei tre capolavori con cui Wolfgang Amadeus Mozart nel 1788 concluse la sua esperienza di sinfonista. Segue la popolare Ouverture op. 84 in fa minore tratta da Egmont, musica di scena composta da Ludwig van Beethoven per l’opera omonima del grande letterato Wolfgang Goethe. Nella seconda parte, il programma prosegue con i Wesendonck-Lieder.

 

Sarà il soprano bulgaro Maria Radoeva ad interpretare il ciclo dei cinque Lieder composti da Richard Wagner negli anni 1857-1858 su altrettante poesie di Mathilde Wesendonck. Verrà in seguito eseguito l’Ave verum corpus di Wolfgang Amadeus Mozart, su testo eucaristico omonimo del XIV secolo. L’opera del compositore di Salisburgo è il brano più celebre basato su questo testo, completato pochi mesi prima della sua prematura morte. Ultima proposta del concerto è la composizione di Franz Joseph Haydn, Te Deum laudamus Hob XXIIIc:2; essa appartiene al suo ultimo periodo creativo dettato da una attività intensissima e segnato da una importante fioritura di lavori sacri, tra cui appunto il Te Deum, che rappresenta una preziosa gemma in questo ricco contesto.

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