De Gregori illumina l’Arena
E con Elisa è magia pura

Giulio Brusati 21.09.2019

Il primo oooh di stupore arriva prima della prima nota, ed è per le luci puntate sui gradini vuoti dietro il palco. È l'Arena, accecante nella sua nuda bellezza, esaltata dalle luci giuste. Come le canzoni di Francesco De Gregori, ieri all'anfiteatro davanti a oltre 12.500 persone (tutto esaurito), illuminate dalla Gaga Symphony Orchestra, bella e colorata, da sola per l'ouverture, la strumentale «O Venezia...».

 

Il Principe si presenta poi vestito come un hipster, cappellino e giacca col cappuccio, pantaloni a sigaretta. A rendere eleganti le canzoni, così chic da portarle in una galassia lontana (da quale mondo arriva la bellezza di «Sempre e per sempre»?) ci pensa l'orchestra e lo Gnu Quartet. De Gregori parte dai suoi brani sociali per arrivare a quelli più personali, ma in realtà tutto è politica nel senso più nobile, in molte canzoni di ieri che parlano di rapporti tra persone, tra sessi, tra se stessi e il destino. È così in «Generale» e ne «Il cuoco di Salò» («Qui si fa l'Italia e si muore») e ne «La storia», con quella fiducia nella gente che sa benissimo quando c'è da scendere in piazza. O riempire un anfiteatro. Resta enigmatica «Pablo», con archi meravigliosi, epici, pieni di sentimento come ne «La leva calcistica della classe '68». De Gregori non la spiega, invece a proposito di «Un guanto» dice: «È l'unico brano tex mex della serata... potete battere le mani o cavalcare il toro».

 

La scaletta è davvero un Greatest Hits, come recita il cartellone (in realtà non li hanno nemmeno stampati: il concerto è andato esaurito in poco tempo, ed è uno dei tour di maggior successo dell'estate). C'è pure la sorpresa e dopo «Alice» e «Santa Lucia» appare un'altra donna. «Voglio presentarvi un ospite...», e quando dice «Elisa!», L'Arena esplode. L'applauso finale del duetto con la cantautrice («Quelli che restano») diventa un altro oooh, di piacere, quando partono le prime note della «Donna Cannone». Ed è sotto gli occhi di tutti come l'orchestra dia più pathos ai brani, a volte insostenibile. Altre volte li trasforma in brani da musical, come «Bufalo Bill» e «Pezzi di vetro». Ci sono echi di Nino Rota e dei film di Fellini («L'abbigliamento...»), di Randy Newman e di un Sudamerica visto con gli occhi di un migrante («Titanic»).

De Gregori  con Elisa in Arena (Foto Brenzoni)

Finale strepitoso con «Can't Help Falling in Love» (sì, quella di Elvis Presley, con Elisa che, bisogna dirlo, sovrasta il Principe), «Buonanotte fiorellino» e «Rimmel». Stralunato Tricarico in apertura, un tocco di surrealismo alla Jannacci. D'altra parte bisogna essere un po' folli per salire su un palco prima di questo De Gregori. • © RIPRODUZIONE RISERVATA

 

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