«Ultras», ecco la messa pagana del calcio

La locandina del film «Ultras»
La locandina del film «Ultras»
04.03.2020

ROMA Nonostante si spacchino la testa appena possibile, gli hooligans raccontati nell’opera prima di Francesco Lettieri in «Ultras» hanno le loro regole, le loro liturgie, la loro messa. E forse così, non a caso, questo film pieno di ritmo e malinconia inizia e si chiude in una chiesa: nel primo caso per un matrimonio e, nel secondo, per un funerale. Il film, in sala dal 9 all’11 marzo distribuito da Indigo e su Netflix dal 20 marzo, ci porta a Napoli. Qui troviamo Sandro (Aniello Arena) che a quasi cinquant’anni è ancora il capo degli Apache, il gruppo di ultras del Napoli con cui ha passato la vita allo stadio. Un uomo muscolare, di poche parole e con alle spalle una vita di violenza, Sandro ha vera stoffa di leader anche se ora un daspo (il divieto di partecipare alle manifestazioni sportive) gli impedisce di avvicinarsi alla curva. E mentre altri gruppi di ultras più giovani cercano di spodestarlo, Sandro ha forse per la prima volta voglia di una vita normale specie dopo aver conosciuto Terry (Antonia Truppo), una donna bellissima e che gli tiene testa. E a far crescere Sandro c’è anche Angelo (Ciro Nacca), sedici anni, un ragazzo che lo considera la sua guida, quasi un padre e comunque la persona che ha preso il posto di suo fratello Sasà, morto anni prima negli scontri durante una trasferta. Tra striscioni da realizzare, trasferte-guerra da pianificare e lotte generazionali da portare avanti, nel film si raccontano le storie di Sandro, Angelo e Terry, ma anche quelle di ultras tutti di un pezzo come Pechegno (Simone Borrelli), Gabbiano (Daniele Vicorito) e Barabba (Salvatore Pelliccia). «Napoli a differenza di altre - spiega il regista che viene dai videoclip, in una videoconferenza tra Roma e Napoli causa Coronavirus - è l’unica squadra portatrice di un sentimento di riscatto del meridione e comunque l’unica che si può confrontare con le grandi squadre nazionali. Comunque - aggiunge Lettieri - gli ultras di oggi sono molto diversi da quelli anni Ottanta, sono in crisi perchè gli scontri attualmente sono molto più rari ed è così difficile esercitare la propria indole violenta». E ancora Lettieri, che tra i tanti lavori sugli hooligan ha molto ammirato il documentario di Vincenzo Marra ’Estranei alla massà -: «Uno di loro una volta mi ha detto che un tempo c’erano le guerre per sfogarsi, ora che non ci sono più il tifo è uno sfogo per chi ha voglia di combattere». Aniello Arena spiega: «Sono da sempre tifoso, ma mai un ultras, così ho scoperto molte cose di questo mondo. Certo per interpretare Apache ci ho messo molto del mio» dice l’attore con un passato di ex criminale della Camorra. «Ultras» è prodotto da Indigo film e film originale Netflix in associazione con Mediaset. •