Zanzare e zecche, allarme per le malattie

Fabrizio Cestaro, responsabile del Servizio sanità animale dell’Ulss 9
Fabrizio Cestaro, responsabile del Servizio sanità animale dell’Ulss 9
Luca Fiorin 10.05.2019

Nel Veronese è allarme per le malattie trasmissibili da insetti. Nella prossima stagione calda dovrà essere posta ancora più attenzione al proliferare di zanzare e zecche ed al conseguente rischio di diffusione di virus e batteri che possono avere effetti, anche mortali, sulla salute dell’uomo. Si tratta di situazioni che vengono agevolate proprio dall’aumento medio delle temperature, grazie al quale gli insetti muoiono meno in inverno, maturano prima in primavera e riescono a vivere anche ad altitudini inconsuete. Dati di fatto dai quali discende anche la possibilità, fortunatamente per ora solo ipotetica, di diffusione di una malattia il cui nome fa riemergere ricordi drammatici: la malaria. Il primo problema sono le zanzare, diventate ora pericolose. «Il fatto che ci siano inverni miti fa sì che gli adulti di zanzara riescano a sopravvivere anche nei mesi più freddi», spiega Fabrizio Cestaro, responsabile della Servizio sanità animale dell’Ulss 9 Scaligera. Già lo scorso anno le zanzare sono diventate adulte prima del solito tanto che i primi casi accertati di malattie dovute alla loro attività di vettori sono stati registrati già a giugno, con un mese in anticipo rispetto a quanto accadeva negli anni precedenti. Ora, però, c’è il forte rischio che questo avvenga, e forse in misura ancora più rilevante, anche quest’anno. E non è tutto. Fino alla fine degli anni Ottanta noi avevamo a che fare solo con la «culex», che allora non costituiva una minaccia ma che adesso veicola l’unica malattia importata che è diventata endemica, la West Nile. Poi è arrivata la «tigre», diffusasi sempre più nonostante siano stati avviate azioni di disinfestazione consistenti e veicolo di diffusione di varie patologie. La West Nile, o febbre del Nilo occidentale, è endemica nel nostro territorio e lo scorso anno ha fatto 18 morti in Veneto, che è stata dopo l’Emilia Romagna più colpita d’Italia. A Verona sono stati registrati 54 casi, di cui 14 gravi. Una vera e propria esplosione, visto che in tutta Italia dal 2008, anno di comparsa della malattia, al 2017 c’erano stati in tutto 240 casi di contagio. Non è quindi un caso che la Regione Veneto lo scorso autunno abbia stanziato 1,5 milioni di euro per un’attività di prevenzione, che è basata su disinfestazioni delle larve di zanzara, che sono già iniziate, e su azioni di contrasto agli adulti, che verranno effettuate quando sarà più caldo. Un’azione a cui si aggiunge quella programmata dai Comuni che va di pari passo con la sorveglianza effettuata sia catturando insetti che controllando cavalli ed uccelli, possibili serbatoi del virus. Non sono presenti in maniera stabile, invece, le malattie diffuse dalla zanzara tigre. Si tratta della Chikungunya, che porta febbre e forti dolori manifestatasi a Vicenza. C’è poi la Dengue, rivelatasi lo scorso anno nel Trevigiano e in Polesine che porta febbre, cefalea, dolori ed eruzioni cutanee simili a quelle del morbillo. Si parla poi dello Zika virus, che ha sintomi simili a quelli della Dengue e di cui si sono manifestati casi in Veneto negli ultimi tre anni. Febbre ma anche possibili problemi neurologici li provoca infine l’Usutu, che viene trasmesso dalle zanzare comuni e di cui sono state registrati alcuni contagi in Veneto. «Le zanzare culex possono veicolare anche la malaria. Non è presente nel nostro Paese ma può essere importata da chi arriva da viaggi in zone a rischio», continua Cestaro. A queste situazioni è dedicata un’attenzione particolare. «Si tratta di un quadro in continuo movimento», afferma. D’altronde nel Veronese ora si trovano zanzare anche in luoghi in cui solitamente non c’erano, ad esempio sopra Tregnago. Una presenza sempre più rilevante la si registra, poi, per le zecche. Non stiamo parlando di quelle che si possono trovare in pianura sugli animali domestici, bensì di quelle che vivono addosso agli animali selvatici dei boschi. «Nel bellunese», spiega il veterinario, «l’estate scorsa le zecche hanno provocato vari casi di encefaliti virali, malattie gravi del sistema nervoso centrale mentre in Lessinia sono state trovate zecche contenenti il batterio che provoca la malattia di Lyme». Questa è una patologia che si manifesta con un eritema cutaneo a cui possono seguire febbre, mal di testa, dolori, complicanze neurologiche e cardiache e, persino, meningiti. «Come l’alzarsi delle temperature è causa dell’aumentata presenza di zanzare, questo fenomeno fa si che le zecche si trovino sempre più in alto, anche sino a 1400-1500 metri», aggiunge Cestaro. Cge invita chi va per boschi a coprirsi e ad usare prodotti repellenti per evitare punture. •

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