Si sente male mentre guida Addio a Giovanni Rapelli

Giovanni Rapelli: aveva 81 anni
Giovanni Rapelli: aveva 81 anni
Vittorio Zambaldo 11.05.2019

Verona e la cultura italiana hanno perso una figura che resterà pietra miliare nello studio della linguistica e della toponomastica. Giovanni Rapelli, 81 anni ancora ben portati con vivacità di spirito e di mente, è morto l’altra sera nei pressi di San Rocco di Piegara, di ritorno da un incontro organizzato dal Curatorium Cimbricum Veronese di cui era stato tra i fondatori nel 1974. Alla guida della sua auto sulla quale viaggiava l’amico fraterno Carlo Caporal, si è sentito male improvvisamente: la morte è sopraggiunta immediatamente dopo che ha avuto la forza e l’accortezza di accostare l’auto al ciglio della strada. Marta Tezza, che seguiva l’auto provenendo dalla stessa riunione, ha prestato il primo soccorso ma è stato tutto inutile e anche il medico del 118 ha tentato a lungo le manovre di rianimazione senza successo. I funerali si svolgeranno lunedì alle 16 nella chiesa di San Marco Evangelista, in via Girolamo Dalla Corte 24, in Borgo Venezia, dove Rapelli abitava con la moglie Maria Antonietta. Nato in una famiglia molto povera, raccontava di essere appassionato di libri fin da bambino, ma per necessità familiari fu costretto a frequentare una scuola di avviamento commerciale ed essere subito inserito come stenodattilografo in un’azienda e solo due anni dopo entrò nella casa editrice Mondadori come allievo tecnico, doratore di copertine e addetto al controllo della qualità. Nonostante queste mansioni pratiche, non abbandonò mai la passione per le lingue: con il francese imparato a scuola, da solo aveva raggiunto la capacità di parlare, o leggere o scrivere in inglese, tedesco, spagnolo, latino, greco, russo, giapponese, eschimese. La sua competenza gli servì a far carriera alla Mondadori: nel leggere i libri in stampa, segnalava gli errori al suo direttore generale, che così lo promosse a lavorare come correttore di bozze prima e poi redattore e traduttore della casa editrice nella quale lavorò per lo più su opere enciclopediche tradotte dall’inglese, dallo svedese e dallo spagnolo, fino alla pensione nel 1988, anno che lo vide diventare socio corrispondente dell’Accademia di Agricoltura Scienze e Lettere di Verona. Ha dato alla luce oltre 400 pubblicazioni e una ventina di volumi, primo studioso a proporre una parentela fra giapponese ed eschimese, a studiare le iscrizioni retiche, a riconoscervi una forma di etrusco arcaico mescolato a idiomi euganei e a scrivere trattazioni sistematiche dei cognomi veronesi e cimbri, l’opera per la quale è più conosciuto tra i veronesi. «Perdiamo un punto di riferimento fondamentale», commenta Vito Massalongo, presidente del Curatorium Cimbricum Veronense, proprio nell’anno in cui abbiamo deciso di ristampare i suoi volumi I cognomi cimbri e Testi cimbri opere fondamentali entrambe esaurite. Ne era felicissimo e ne avevamo parlato alla riunione, dove aveva portato tutto il materiale già pronto, con prefazione, appendici, bibliografia e indici. Un grande professionista, aperto e saggio, fino all’ultimo proiettato su quello che avrebbe preparato nei prossimi mesi». •

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