Incidenti, in 46 giorni tredici vittime

È il sedici maggio Andrea Scarpin ha appena perso la vita sulla Gardesana tra Bardolino e Garda. In sella anche  la fidanzata rimasta ferita
È il sedici maggio Andrea Scarpin ha appena perso la vita sulla Gardesana tra Bardolino e Garda. In sella anche la fidanzata rimasta ferita
Giampaolo Chavan24.06.2020

Sebastiano Zandonà aveva 27 anni, Martina Medas solo 18, Andrea Scarpin, 34 e Simone Coeli 26. Sono loro le vittime più giovani di questo primo periodo post lockdown. In tutto, il bilancio parla di tredici morti in quarantasei giorni, uno ogni tre giorni e mezzo. Se continua così, da oggi fino alla fine dell’anno ci sarebbero altri cinquantaquattro decessi sulle strade della nostra provincia. Una strage. Basta fare il confronto con lo scorso anno: nel 2019, il sangue versato sulle strade della nostra provincia è stato di 74 persone. Se continua con la media di questi due mesi post lockdown, alla fine del 2020 bisognerebbe piangere più di cento morti. Questi quarantasei giorni hanno rappresentato una vera debacle, soprattutto, per chi è in sella alle moto di grossa cilindrata. Si contano nove lutti di centauri sui tredici in questo ultimo mese e mezzo. Quattro motociclisti si sono trovati un auto o un tir improvvisamente sulla loro corsia mentre stavano svoltando. Impossibile evitarli, l’impatto sempre violento non ha lasciato scampo e la morte è avvenuta molto spesso in questi casi sul colpo. In due, invece, sono usciti di strada a bordo delle loro auto. Il più sfortunato di tutti è stato sicuramente Alessandro Bighignoli, 51 anni, originario di Legnago ma da anni residente a Verona. In provincia di Belluno, in sella alla sua Honda 900, ha incrociato sulla sua strada un cervo. L’urto è stato violento, non sono stati trovati segni di frenata e il cinquantunenne è morto forse senza nemmeno rendersene conto, volando sul prato adiacente alla strada. Era andato fin lassù per godersi una giornata di relax, amava la montagna, aveva una miriade di foto di quelle zone sul suo profilo facebook. L’assenza dei segni di frenata è una costante di questi incidenti con le moto di grossa cilindrata. Come lo è stato per Dario Nesi, 74 anni, morto venerdì scorso sulla Sp 16 la strada che unisce san Pietro di Lavagno a Mezzane di Sotto. Gli agenti della Polizia stradale non hanno trovato la striscia nera sull’asfalto all’altezza dell’enoteca «Frasca al Boschetto» dove si è verificato l’incidente. Gli mancava solo un paio di chilometri per arrivare a casa a San Pietro di Lavagno dove l’attendeva la moglie con la nipotina di due anni e mezzo. Aveva appena comprato un paio di pile per il gioco della piccola di soli due anni. Non ci sono solo le tragedie a rendere il bilancio più rosso che mai in questi primi giorni di dopo lockdown. Ci sono un’altra miriade di incidenti con conseguenze meno gravi con l’inevitabile strascico di danni alle auto e talvolta anche alle persone. Sono stati almeno un centinaio in 46 giorni fanno sapere le forze dell’ordine. Viene da chiedersi il motivo di questo record di morti ed incidenti in meno di due mesi. Gli esperti spiegano che chi guida, si è disabituato a condurre moto, auto o camion dopo il periodo di isolamento a casa. Si sta al volante ma si pensa ad altro e il pericolo sguscia da ogni luogo con conseguenze traumatiche anche se si tratta di incidenti con pochi danni e senza feriti. Si è anche meno reattivi, hanno spiegato chi ogni giorno rileva gli scontri o le fuoriuscite di strada. Il comandante della Polizia stradale di Verona, Girolamo Lacquaniti ha parlato domenica su queste colonne anche di un’emergenza ubriachi. In due mesi, ne sono stati trovati trentuno alla guida dell’auto. Altri trentuno potenziali pericoli in giro sulle strade della nostra provincia. Come se non ce ne fossero già abbastanza. •