La sifilide torna a far paura: +70% di casi in 10 anni

19.07.2019

Temuta per secoli, ma oggi quasi sconosciuta, la sifilide torna a minacciare l’Europa.

A contrarre questa infezione, che si trasmette attraverso rapporti sessuali non protetti, sono state oltre 33.000 persone nel 2017, aumentate del 70% nel corso di un decennio. È quanto evidenzia un nuovo rapporto pubblicato dal Centro europeo per la prevenzione e il controllo delle malattie (Ecdc), che sottolinea come i contagi siano divenuta ormai più comuni rispetto ai nuovi casi di Hiv. Conosciuta sin dal ’500 e considerata per secoli la più nota tra le malattie veneree, la sifilide si è costantemente ripresentata, nella storia dell’uomo, con epidemie cicliche. E, anche per questo, è stata da sempre accompagnata da leggende e credenze intorno alle sue origini.

Causata dal batterio chiamato Treponema pallidum, e diventata curabile nel Novecento grazie alla scoperta della penicillina, e ha beneficiato negli ultimi decenni, della diffusione di una maggiore attenzione ai rapporti sessuali protetti, derivata dall’incubo dell’Aids. Tanto che ora in pochissimi sanno cosa sia. La malattia si manifesta con lesioni cutanee e genitali, accompagnate da sintomi simili all’influenza ma, se non curata, può provocare gravi danni al cuore e al sistema nervoso centrale, arrivando a causare demenza e paralisi. Facilita, inoltre, il contagio con l’Hiv e si trasmette anche da mamma a feto, causandone la morte in utero o dopo la nascita: tanto che ancora nel 2016, è stata una delle principali cause di morte di neonati a livello globale.

Secondo il report dell’Ecdc complessivamente, oltre 260.000 casi di sifilide sono stati segnalati da 30 paesi dal 2007 al 2017, con un aumento del 70% in 10 anni. In particolare, nel 2017, i tassi di sifilide hanno raggiunto il massimo storico con oltre 33.189 casi. Ciò significa che per la prima volta dall’inizio degli anni 2000, l’area europea ha segnalato più casi di sifilide rispetto ai nuovi casi del virus dell’Hiv. Ma il problema varia in modo significativo, con tassi più che raddoppiati in cinque paesi (Gran Bretagna, Germania, Irlanda, Islanda e Malta) e con una diminuzione di oltre il 50% in Estonia e Romania. Quasi 2 casi su 3 tra quelli segnalati tra il 2007 e il 2017, inoltre, riguardavano uomini che hanno rapporti sessuali con altri uomini, ma anche in questo caso, la percentuale varia da meno del 20% in Lettonia, Lituania e Romania a oltre l’80% in Francia, Germania, Irlanda, Paesi Bassi, Svezia e Gran Bretagna. «Gli aumenti delle infezioni da sifilide che vediamo in tutta Europa - osserva Andrew Amato-Gauci, esperto dell’Ecdc - sono il risultato di diversi fattori: abitudine a fare sesso senza preservativo, avere molti partner sessuali e una paura ridotta di contrarre l’Hiv».

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