Erba, Marzouk al legale veronese: «Rientro in Italia e chiedo la revisione del processo»

Azouz Marzouk
Azouz Marzouk
Fabiana Marcolini25.05.2019

Strage di Erba: 13 anni dopo sarà Azouz Marzouk in persona a sostenere l’istanza di revisione del processo (depositata dall’avvocato Luca D’Auria in aprile) perchè è convinto che Olindo e Rosa non siano gli autori della mattanza che avvenne l’11 dicembre 2006 in una vecchia corte ristrutturata al numero 25 di via Diaz.

Lo farà personalmente, come ha appreso l'Arena, perchè il tribunale di Sorveglianza di Varese ha infatti revocato la misura di sicurezza dell’espulsione emessa nel 2009 a suo carico - e che gli era stata applicata come conseguenza di due condanne per cessioni di stupefacenti - ritenendo «attenuata la pericolosità sociale». Sarà sottoposto alla libertà vigilata per nove mesi ma tornerà in Italia, a Lecco, dove abita la suocera e potrà vivere con la sua famiglia, ovvero con la donna sposata nel 2009 e le tre bambine. Una decisione comunicata al suo legale, l’avvocato veronese Simone Bergamini, che aveva presentato istanza di revoca sulla base della condotta di vita tenuta da Marzouk negli ultimi dieci anni: nonostante le tre figlie siano nate in Italia e nonostante nel periodo estivo la moglie e le bambine venissero a trovare i nonni lui non ha mai cercato di violare la misura.

In Tunisia gestisce un supermercato insieme ai fratelli e in Italia la suocera si è resa disponibile a supportare il nucleo familiare fino a quando non riusciranno ad avere un’occupazione stabile. La notizia del rientro di Marzouk segue di circa un mese la decisione di presentare l’istanza di revisione del processo che portò alla condanna, diventata definitiva, di Olindo Romano e Rosa Bazzi. Una decisione che lui stesso, intervenendo in collegamento telefonico a «Quarto grado», la trasmissione di Gianluigi Nuzzi, annunciò il 19 aprile. Azouz, che nella strage di 13 anni fa perse la moglie Raffaella Castagna e il figlioletto Youssef, disse: «Secondo me Olindo e Rosa sono innocenti, ci sono molti punti poco chiari nella ricostruzione dei fatti. Per questo abbiamo deciso di presentare questa istanza».

Un convincimento, quello dell’estraneità dei vicini di casa, che lo indusse a revocare la costituzione di parte civile nel corso del processo in Corte di Cassazione. E non ha intentato alcuna causa alla coppia che attualmente sta scontando l’ergastolo (lui a Opera lei a Bollate) perchè fin dall’inizio non era sicuro che fosse responsabile della mattanza in cui morirono anche la suocera Paola Galli e la vicina di casa Valeria Cherubini (il marito di quest’ultima, Mario Frigerio, divenne il testimone chiave anche se fornì particolari diversi nell’immediatezza, rimase gravemente ferito e morì nel 2014). «Io so chi è stato, ma devo avere le prove», proseguì il quarantenne tunisino al telefono, «basta leggere le carte per capire chi possa essere il colpevole».

E quando Nuzzi gli fece notare che aveva cambiato idea rispose: «Se ricordate bene, già dal primo processo io avevo manifestato i miei dubbi. Purtroppo quando sono stato richiamato a testimoniare sono rimasto in silenzio perché l’avvocato dell’epoca mi aveva ”intimorito”». La richiesta alla Procura generale di Milano per la riapertura delle indagini per la revisione del processo troverebbe fondamento in alcuni particolari ma soprattutto in quelle che lui ha definito contraddizioni (dagli schizzi di sangue all’interno della casa e sul corridoio alla via di fuga) alle quali si aggiunge la testimonianza di un senza fissa dimora che quella sera di dicembre notò alcuni uomini stranieri uscire di corsa dalla cascina e salire su un furgone.

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Anche lui è stato espulso ma la troupe de «Le iene» lo ha rintracciato in Tunisia. E a loro ha confermato quel racconto. Sarà sottoposto ad alcune regole rigide di comportamento (il divieto di uscire di notte, la consegna del passaporto, il divieto di uscire dalla Lombardia e il dovere di avvisare le autorità di sorveglianza qualora si dovesse recare in ambulatori o ospedali fuori regione) e non potrà assumere sostanze stupefacenti.

Ma tra qualche giorno Azouz Marzouk rientrerà in Italia e inizierà la sua battaglia personale, quella che lui ritiene necessaria per stabilire cosa avvenne quella sera di dicembre di 13 anni fa.

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