Acqua di Melissa
I frati rilanciano
lo storico «elisir»

Il laboratorio dei Carmelitani in una foto storica
Il laboratorio dei Carmelitani in una foto storica
F.SAGL.18.07.2019

Apporta benefici al sistema nervoso, agendo su stati d’ansia, insonnia, vertigini psicogene, cefalee e disturbi dell’umore. Costituendo un toccasana anche per i disturbi di stomaco, il mal di denti e le infiammazioni della bocca. È l’Acqua di Melissa, un elisir di «lunga vita» con marchio di fabbrica rigorosamente veneto: quello dei Carmelitani Scalzi di Venezia, depositari dell’antica ricetta medicamentosa (ottenuta da melissa moldavica, chiodi di garofano, cannella) da ben tre secoli, insieme ai confratelli del santuario di Santa Teresa, che dagli anni Settanta, a Tombetta, ne perpetuano la tradizione preparando e imbottigliando il composto direttamente negli annessi capannoni, per poi rivenderlo sia ai visitatori della basilica che transitano dall’attigua bottega officinale, sia agli utenti del canale e-commerce www.acquadimelissa.com e delle farmacie richiedenti.

 

Una «memoria» che promette di tornare alla ribalta, vuoi per il crescente interesse dei cittadini verso la medicina omeopatica, vuoi per le conferme giunte da recenti studi clinici e farmacologici, che ai principi attivi di questa specifica varietà di melissa collegano numerose virtù terapeutiche. Da qui l’idea dei Carmelitani di aumentare - con supporto di tutti i conventi dell'ordine presenti in Italia - la produzione fino a 20mila confezioni al mese (anziché all'anno). «La domanda c’è, e pensiamo che incrementandone le quantità sul mercato, riproponendo lo stesso flusso di vendite corrente nella Venezia del 1930 (quando il preparato veniva impiegato come antidoto contro le epidemie) la risposta non mancherà», spiega padre Roberto Magni, responsabile del progetto di crescita e del punto vendita scaligero. Soprattutto in quanto «valida alternativa alla chimica industriale», giunta fino a noi «grazie all’attività dei frati che nei conventi hanno continuato a curarsi con erbe».

 

La ricetta dell’Acqua di Melissa, rimasta inalterata fin dal 1710, trova quindi il suo primario laboratorio tra i conventi carmelitani di Venezia e Verona. «Nel “giardino mistico“ degli Scalzi lagunari, la melissa viene coltivata nelle aiuole dedicate alle erbe officinali, mentre nella provincia scaligera produciamo la semente, coltivata nelle campagne del Villafranchese, raccolta e lavorata, fino a ricavarne il portentoso rimedio, utile per curare dalle forme di somatizzazione dell’ansia a carico dell’apparato gastroenterico (per cui svolge un’azione sedativa e antispastica) alle infezioni virali e batteriche, all’Herpes simplex labiale, ma anche per inibire la proliferazione di alcune cellule maligne». Una sua maggior disponibilità, conclude Magni, «consentirà alle popolazioni dei Paesi sottosviluppati di curare gran parte delle patologie senza ricorrere a farmaci eccessivamente costosi, e a quelli più avanzati di ridurre sensibilmente l’introduzione nell’organismo di sostanze chimiche come gli antibiotici, che creano assuefazione. Motivo per cui, a breve, estenderemo la vendita online ai Paesi esteri».