Triveneto, dove la mafia fa grandi affari

La copertina del libro
La copertina del libro
F.M.12.06.2020

«Droga, armi, esseri umani. E soldi, tanti soldi. Basta uno sguardo alla carta geografica per capire come il Nord-Est sia al centro dei tre grandi traffici che alimentano il crimine internazionale che a sua volta foraggia il crimine locale». Inizia così «Crimini a Nord Est», il libro di Luana de Francisco e Ugo Dinello (Editori Laterza) da ieri nelle librerie. Una fotografia senza sentimentalismi e retorica, una fotografia eloquente e rigorosa che ritrae uno scenario sconfortante laddove tratteggia l’evolversi e le modalità con le quali una parte del mondo imprenditoriale di uno dei triangoli più ricchi d’Italia abbia scelto la «piovra» per fare affari, dal turismo al gioco d’azzardo. Entrambi cronisti, de Francisco per il Messaggero Veneto e collaboratrice di Repubblica, Dinello giornalista del gruppo Gedi e premiato per le sue inchieste su Unabomber, scelgono lo stile che appartiene naturalmente a chi affronta inchieste, processi e sa leggere gli atti giudiziari. Un’analisi lucida arricchita dagli interventi degli uomini di legge, a cominciare dal procuratore distrettuale antimafia di Venezia Bruno Chierchi, al quale gli autori riconoscono il merito di aver dato un forte impulso alla lotta alla criminalità organizzata, dagli analisti che quotidianamente studiano il fenomeno che a partire dal 2011 ha registrato una sorta di «inversione di tendenza». Cioè quando, per ragioni diverse, alcuni imprenditori si sono rivolti a organizzazioni dichiaratamente mafiose. Un volume che analizza anche la situazione a Verona, inserita nell’elenco delle città del Veneto in cui la presenza di organizzazioni mafiose è particolarmente elevata. Duecentoventi pagine che analizzano, partendo dalla geografia, canali di approvvigionamento e modalità di infiltrazione, tratteggiano le differenze sostanziali tra mafia siciliana e ’ndrangheta, tra quella albanese piuttosto che quella nigeriana o cinese. Senza trascurare l’unica mafia nostrana, quella del Brenta al cui vertice c’era Felice Maniero. «Cosa Nostra esercita un controllo su alcuni importanti istituti bancari e reinveste i proventi dei traffici illeciti in aziende quotate in Borsa» mentre la ’ndrangheta «ha sempre puntato alle aziende attive nell’edilizia o nella piccola industria, è cliente del sistema creditizio (dove Cosa nostra è all’interno del sistema)» ed è attiva nella ricerca di azienda da «ingoiare», quelle in difficoltà dopo la crisi di liquidità e ordini dovuta all’epidemia da Covid-19. Venezia, Marghera piuttosto che l’analisi dei flussi di stranieri, gli «schiavi» che transitano dal Tarvisio e da Fernetti, un numero decisamente superiore a quelli che arrivano via mare, e poi le inchieste e la connivenza (dimostrata attraverso gli atti giudiziari) tra le amministrazioni e le organizzazioni criminali. Un quadro che non risparmia Verona, inserita nel nuovo «business», quello dei capannoni vuoti affittati da società regolari e utilizzati per accumulare rifiuti. Verona definita la «cerniera» tra le locali di Lombardia, Emilia e Veneto al punto che nel 2015 arrivò la commissione parlamentare antimafia e il nuovo prefetto, Salvatore Mulas che firmò 17 interdittive. Non solo la fotografia di una zona geografica «appetibile», Crimini a Nord-Est non dimentica le vittime, le donne invisibili. Quelle che «non esistono». Fredda cronaca. •