Sofia Borelli, arte anti violenza

La performance di Sofia Borelli come ragazza sandwich a Brescia
La performance di Sofia Borelli come ragazza sandwich a Brescia
17.12.2019

Ha scelto il 23 novembre giornata contro la violenza sulle donne. E ha scelto le strade di Brescia, la città nella quale vive. Le ha attraversate nella sua performance nel pieno rispetto del tema del 23 scorso, e di se stessa e del suo essere donna. Aveva sul petto una scritta illuminata a led che diceva: «Il breve lasso di tempo che impiegherà questo momento ad andarsene dalla sua mente». E un cartello uguale dietro, con scritto: «Il lungo lasso di tempo che impiegherà questo momento ad andarsene dalla mia mente». I due punti di vista, del molestatore e della molestata, lei. Ragazza sandwich in una sera di movida, così Sofia Borelli ha raccontato, gridato, elaborato un episodio di cui è stata vittima. Ma la città d’adozione di Borelli è Verona, qui si è laureata all’Accademia di Belle arti. A Verona espone fino a gennaio alla galleria Artericambi di via Leida 6A, con alcune opere che ha concepito con la videomaker Alessandra Bellini, anche lei bresciana e ora a Londra. Il tema del riscatto dell’identità femminile ricorre, su registri simbolici, anche in un’altra opera della 25enne Borelli: «Piede di donna». Un video in cui ossessivamente, in penombra, contro un muro, calcia un pallone. Con una rabbia sfogata, che dichiara la rivolta contro la discriminazione e sottomissione quotidiane al potere maschile, e più in generale rivolta verso l’invasività della figura maschile tout court. Ma questo lato «Mee Too» di Borelli trova un controcanto intimista nell’opera «Narrazione di un racconto finale», oggetto della sua tesi di laurea. E’ comunque anche questo un lavoro sull’identità, non di genere, nè qui c’è la società ma solo il sé, al limite le radici famigliari. Il viaggio attraverso il Veneto, da Verona al Bellunese, destinazione una casa di montagna teatro delle vacanze della propria infanzia, è un prendersi il tempo per uno scavo interiore, scandito da costanti come fatica della conquista e ripetitività, proprio come in «Piede di donna» (delle pedalate, delle pallonate). L’opera è insieme performance e installazione. Le scene del paesaggio che schizza su un taccuino durante il viaggio, Borelli le riproduce su fasce di alluminio con le quali ricopre la vecchia casa, luogo d’origine e rifugio per l’artista. Pellicole come di un film, illuminate da un punto luce esterno che fa della casa una sorta di lanterna magica, di faro nel paesaggio della coscienza. •