LA BREXIT ALIMENTA IL RAZZISMO

Antonio Caprarica ( 1951) giornalista e scrittore La copertina del nuovo libro Hopper, Cape Cod Morning, 1950 (254x300mm)
Antonio Caprarica ( 1951) giornalista e scrittore La copertina del nuovo libro Hopper, Cape Cod Morning, 1950 (254x300mm)
N.M.27.02.2020

Veronica Molinari Del suo amore per l’Inghilterra e la Corona non ha mai fatto mistero. E, con il suo ultimo romanzo La regina imperatrice (Sperling&Kupfer, 416 pagine) continua il suo viaggio tra passioni, intrighi e trame politiche che in mille anni di monarchia hanno scandito i ritmi della storia. Antonio Caprarica, autore di romanzi, racconti di viaggio e saggi - già inviato di guerra in Afghanistan e Iraq per la Rai, poi corrispondente da Gerusalemme, Il Cairo, Mosca, Parigi e infine Londra - affascina con i suoi racconti e aneddoti sulla Casa reale di cui è profondo conoscitore, da Vittoria a Elisabetta II, con pronostici tutt’altro che rosei per Harry e Meghan e per lo stesso Regno Unito «che rischia il dissolvimento». Dopo tanti saggi storici, perchè è tornato al romanzo? È il primo di una trilogia sugli Windsor. Il prossimo anno potrebbero esserci fuochi d’artificio perché la Brexit diventerà realtà e la regina compirà 95 anni. Non risultano monarchi storici che a quest’età siano stati ancora sul trono e nessuno sa ancora cosa deciderà la sovrana. A distanza di cinque anni riscriverò la biografia di Elisabetta: troppo è cambiato sotto il profilo personale, familiare e politico. Nel caso di Vittoria ho scelto il romanzo per trasformarla in un personaggio vivo, restituendole sentimenti. Un romanzo di intrighi, delitti e passioni. La storia oggi si ripete? Certo. Con differenze profonde, ma i richiami al passato non mancano. La principessa Diana aveva fatto una battaglia per non perdere il titolo di «altezza reale» che la regina le aveva tolto. Oggi Harry e Meghan decidono di abbandonare i loro doveri reali e vengono privati dello stesso titolo. Sembra una cosa ridicola, ma non lo è affatto. La mia previsione è che il prossimo passo sarà un sanguinoso divorzio. E mi dispiace perchè nel momento in cui le democrazie tirano su muri, abbattono ponti e si richiudono, l’arrivo di Meghan mi era parso un buon auspicio nell’Inghilterra, dove la monarchia era sempre stata il baluardo dell’imperialismo bianco. Questo bastione si era aperto a una ragazza afroamericana, divorziata e che si è fatta da sé. Era arrivata a corte, era stata accolta con la sua famiglia, il coro Gospel e con il vescovo battista che, nella cappella di San Giorgio, aveva pronunciato 79 volte «amore», una parola che gli Windsor non sanno cosa voglia dire. Dopo il divorzio, Harry tornerà a Londra. Dall’Impero di Vittoria alla Brexit. C’è un legame? Proprio la nostalgia dell’Impero, della grandezza perduta, ha generato la Brexit. Per me è un lutto personale. Il primo viaggio in Inghilterra lo feci a 14 anni, quando non era ancora nell’Unione europea, per imparare l’inglese. Si respiravano i valori della libertà e del cosmopolitismo. Ora mi chiedo cosa c’entra la Brexit con tutto questo. Dal 1675 gli inglesi accolgono esuli e rifugiati. Questa era Londra. Cosa c’entra Londra con Boris Johnson? Johnson è un pagliaccio, un uomo senza principi. In più, a questo, si aggiunga il malessere di una parte rilevante della società inglese. Ed ora che accadrà? L’ammissione nel Paese a punti, resa pubblica in questi giorni, viene giudicata una forma di razzismo, di discriminazione. In realtà è il modo più brutale di rispondere alle campagne del nord e alle zone industriali in crisi, ovvero la parte meno protetta che si vede perdente nella sfida della globalizzazione, che ha votato per la Brexit. Sono quelli che vedono nel famoso idraulico polacco il nemico da battere perché disposto a fare meglio e a un prezzo più basso il lavoro che loro facevano male, chiedendo di più. Il primo ministro invece? Johnson tiene fuori i lavori non qualificati con una soglia di reddito che si abbassa solo per i lavoratori del servizio sanitario nazionale. Quello che va avanti grazie a infermiere italiane e filippine, a medici italiani, francesi e tedeschi. La Brexit farà perdere alle prestigiose università inglesi il flusso di cervelli dall’estero, con ragazzi italiani che per frequentare prima potevano pagare 9 mila sterline come un giovane inglese e ora dovranno sborsare 30mila sterline come uno studente cinese. Sarà l’Inghilterra a perdere. E con il referendum per l’indipendenza della Scozia, si rischierà anche la fine del Regno Unito. •