L'informazione
ai tempi del Covid
nel libro di Gobbo

La copertina del libro
La copertina del libro
01.06.2020

“In due mesi si è letto di bombe, polveriere, micce, esplosioni, economia di guerra, in riferimento alla malattia”. Parte da questa riflessione la giornalista Romina Gobbo, nel suo libro “Ne uccide più la lingua che il Covid”, dedicato alla comunicazione giornalistica e istituzionale nei primi due mesi della pandemia. Partendo dall’osservazione del linguaggio usato dai giornali, propone una lettura e una spiegazione del perché c’è stato un utilizzo intenso di termini bellici. E, infine, ipotizza come continuare a svolgere al meglio la professione di giornalista.

 

"La pandemia è diventata infodemia”, sostiene Gobbo, “La domanda che attraversa tutto il libro è: si tratta di un problema di povertà sintattica oppure l’uso di questo linguaggio rispondeva ad un determinato scopo? Ecco allora l’esortazione ai lettori di non accontentarsi, di cercare di andare oltre i titoli e le facili descrizioni. Di esercitare, cioè, quel senso critico che permette di capire davvero il mondo in cui siamo”.