Ben-Hur Reali il maestro che creò il Dams di Verona

Lino Cattabianchi 04.01.2020

Un debito di riconoscenza il libretto «Ben-Hur Reali. Ritratto di un maestro» (Ippolita Edizioni), messo assieme pazientemente, scheda dopo scheda, dagli artisti Giuseppe Torreggiani e Maurizio Zanolli e cucito sapientemente dalla mano leggera di Nicola Cinquetti che ne ha curato i testi. Un ritratto che prende forma molti anni dopo gli eventi, cui i due pittori, giovani ed entusiasti, parteciparono. Di Ben-Hur Reali, infatti (il nome pare ispirato al celebre romanzo di Wallace), dopo la fine della Scuola di grafica e pubblicità sorta a Verona a fine anni ’60 e la morte, avvenuta il 12 gennaio 1984, si erano perse le tracce. Nato il 4 giugno 1916 a Serravalle di Berra, sulla sponda ferrarese del Po, Ben-Hur fu personalità artistica a tutto tondo. Si era fatto le ossa all’Istituto d’arte per la decorazione e illustrazione del libro di Urbino, alla scuola di Luigi Servolini, Francesco Carnevali, Leonardo Castellani, Ettore di Giorgio e Mario Delitala. E il periodo di formazione era terminato nel 1938 con la presentazione del libro «Edipo a Colono» di Sofocle, nella traduzione metrica di Domenico Ricci, arricchito da sei tavole illustrate che attirarono il lusinghiero commento di Silvio Benco sul Popolo di Trieste: «Le litografie nobili di B.H. Reali interpretano il testo senza iattanza». Ad Urbino Ben-Hur aveva incontrato il pittore riminese Demos Bonini, amico di Federico Fellini con cui aprirà a Rimini una bottega artistica, alla quale l’artista ferrarese verrà ben presto associato anche nel nome di quella impresa, «Febore», che durerà fino al 1939 quando Fellini si trasferirà a Roma per collaborare al giornale Marc’Aurelio. Dopo la parentesi bellica in cui Reali dimostra «la sua incompatibilità col mestiere della guerra», Ben-Hur si sposerà una prima volta, lavorando poi come designer, arredatore o grafico. Dopo la fine del primo matrimonio, si sposterà a Verona e qui comincerà a lavorare come docente nella Scuola di grafica e pubblicità del Cnose, il Consorzio nazionale delle organizzazioni scolastiche educative. E di questa scuola, Maurizio Zanolli e Giuseppe Torreggiani diventeranno allievi contraendo un debito di riconoscenza con il loro maestro. «Ho scelto Ben Hur e non l’Accademia», dice Zanolli. «Reali Ben-Hur proponeva in via Emilei lo studio del cartone animato, grafica pubblicitaria, tecnica delle tempere a goccia, storia dell’arte, scultura, teatro, fotografia. Era un mini Dams ante litteram. Per Verona sono stati dieci anni molto effervescenti. Credo che se lo facessero ora sarebbe ancora di attualità». «Mi interessava il mondo della grafica, grafica pubblicitaria, storia dell’incisione e disegno», ricorda Torreggiani, «e con Ben-Hur tutto questo era alla nostra portata. Era una scuola dove non occorrevano titoli preliminari e rivolta a chiunque avesse un interesse specifico per l’arte e la grafica. Sono stati anni di vera formazione artistica». «In noi», concludono i due artisti, «Reali ha creato un interesse per l’arte, le gallerie e il teatro, con l’entusiasmo dei nostri vent’anni. E rivolgiamo un appello finale: se qualcuno è stato allievo di Ben-Hur Reali si faccia vivo». Nel libro, oltre ai lavori grafici di Ben-Hur, quasi a cercare un’eco del suo insegnamento, Zanolli e Torreggiani hanno inserito tavole della loro espressione grafica: una omerica, autentica «ricerca del padre». •