Michela, l'aiutante di Santa Lucia

Vittorio Zambaldo18.05.2020

Si definisce «una semplice volontaria», ma per tutti i bambini è «l'amica di santa Lucia», perché la missione di Michela Gozzo, trentenne illasiana è davvero quella di fare le veci della santa ed aiutarla ad arrivare tutto l’anno nei posti dove la sua presenza è sempre annuncio di felicità e sorriso.

 

Un’intera stanza della bella e antica abitazione colonica della sua famiglia è riempita di giocattoli di tutti i tipi, pronti per essere spediti: sono scatole e scatole, con peluche, bambole, automobiline, trenini, divisi per tipologia e per fasce d’età. Aspettano quella che Michela chiama «vocazione di volontariato: mi piace definirla così perché è come se fossi stata chiamata a fare questo», dice. È cominciato tutto un anno fa quando costretta a casa dal lavoro per cinque mesi dopo un grave incidente (fu travolta da un’auto mentre era a piedi), ha deciso di trasformare sofferenza e dolore «in gesti di bene per gli altri».

 

Nei mesi di sosta forzata si è rivolta con il pensiero ai bambini abbandonati o a quelli poveri e alle loro famiglie. È partita dal contesto paesano, informandosi nella scuola dell’infanzia, e saputo che in occasione della festa di santa Lucia erano sempre pochi i giochi da distribuire fra i bambini di cui la scuola poteva disporre, ha deciso di investire parte del suo stipendio in questo progetto, acquistando giochi nuovi, secondo le indicazioni delle maestre e rivolgendosi poi, tramite un'amica infermiera, alla neonatologia degli ospedali veronesi e poi alle associazioni che si occupano di bambini e delle loro madri.

 

Unica entrata il suo stipendio da impiegata: «Vivo in famiglia e invece di andare ogni settimana da estetista e parrucchiera spendo i miei soldi così», dice con naturalezza. Molte cose infatti non arrivano in regalo dal passaparola, diventato un tam tam sui social per rifornirla, ma li acquista da sé, oppure fa aggiustare i giochi che sono riparabili o acquista per tutti batterie nuove, «perché i bambini amano vedere subito il regalo che funzioni», si giustifica.

 

La sua azione si spinge oltre i confini locali perché si prende cura di bambini malati in Kosovo, procurando giochi anche per loro tramite una volontaria italiana, ed è “zia a distanza” di bambini seguiti da associazioni di Brescia e Verona. I bambini di Illasi la conoscono perché vengono “in missione” con le loro letterine per santa Lucia” nel cortile di casa sua, dove lasciano i loro messaggi per la santa e tornano a prendersi i giochi che Michela, “l’amica di santa Lucia”, fa trovare ben sistemati su un vecchio carro agricolo. 

 

Anche lei vorrebbe un regalo: poter dar vita a una propria associazione no profit ed essere aiutata da altri volontari in questo ideale: «Per me aiutare è dimostrare che si può sempre fare qualcosa di buono: anche solo con un sorriso, una mano tesa, una visita, un gioco: perché far del bene, fa bene», conclude. 

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