Molossi e bull, cani alla moda che spesso finiscono al canile

Paolino ha otto anni e ormai da tre nel Rifugio Enpa di via Barsanti, a Verona
Paolino ha otto anni e ormai da tre nel Rifugio Enpa di via Barsanti, a Verona
di SILVIA ALLEGRI 11.05.2019

Hanno la fama di essere cattivi e pericolosi e sono stati vittime di una campagna denigratoria che ha seminato terrore tra la gente. Stiamo parlando dei molossi e dei cani terrier di tipo bull. Ossia di rottweiler, cane corso, dogo argentino, mastino napoletano, e ancora pitbull e amstaff. «La si credeva una moda ormai superata già una decina d’anni fa, ma invece il problema è tornato prepotentemente attuale», spiega Romano Giovannoni, presidente Enpa Verona.

 

«Complici anche i social, con annunci di cuccioli in vendita o in regalo pubblicati spesso da allevatori amatoriali, questi cani impegnativi sono tornati a popolare le case degli italiani». E come sempre, insieme alla moda di una particolare razza, si presenta puntuale anche la piaga dell’abbandono. Che ha portato anche a tracciare un identikit del proprietario medio. «Si tratta per la maggior parte dei casi di ragazzi molto giovani, in coppia o singoli, alla prima esperienza con un cane, che scelgono queste razze per il loro valore simbolico: un animale forte e potente con cui incutere paura». Mentre in realtà non è affatto così.

 

«Non vogliamo demonizzare queste razze: gli episodi spiacevoli legati alla cronaca hanno contribuito a peggiorare la fama di questi cani, e la loro presenza è spesso collegata alla tendenza da parte dei malavitosi a usarli per spaventare e aggredire». Inoltre i proprietari, che spesso si rifiutano di appoggiarsi a corsi con educatori cinofili perché ritengono di sapere già come gestire questi animali, di fatto combinano disastri, creando situazioni che mettono a rischio altri cani e altre persone. E così questi animali, selezionati dall’uomo per essere aggressivi, vanno a finire in canile. «Qui al rifugio abbiamo già una ventina di cani di razze appartenenti alle due categorie di bull e molossi», continua la dottoressa Ioana Ogiolan, veterinaria responsabile Rifugio Enpa Verona.

 

«Molti di loro purtroppo non sono adottabili perché manifestano un’aggressività forte nei confronti degli estranei e degli altri cani: magari hanno alle spalle episodi di maltrattamento visto che i proprietari, non sapendo più come gestirli, li relegano sui balconi, o a catena». E anche nei rifugi sono destinati a una vita triste e di solitudine: «In canile se non vanno d’accordo con altri cani sono destinati a stare da soli, perché hanno un’incredibile potenza di morso e rischiano di uccidere altri cani». Per fortuna, se fino a pochi anni fa c’era una black list che comprendeva diverse razze canine considerate pericolose, e questo implicava anche una maggiore spesa a livello assicurativo, oggi invece è richiesto un patentino per tutti i cani morsicatori, arrivati al livello 3, ossia al terzo morso conclamato, indipendentemente dalla razza. Ma al rifugio può iniziare una nuova vita per loro: «Con un percorso di rieducazione questi animali tornano a essere bravi e affidabili», racconta la dottoressa Ioana Ogiolan. «Ecco perché invitiamo i futuri adottanti a venire al rifugio per conoscerli». Appoggiandosi magari a un bravo istruttore cinofilo che li aiuti nel reinserimento. «Questi cani sono fantastici: bravissimi con i bambini, affidabili, simpatici e socievoli», conclude Giovannoni. «Dipende da chi li gestisce: se allevati responsabilmente, sono animali in grado di regalare enormi soddisfazioni».

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