«No allo scontro,
servono dialogo
e rispetto reciproco»

Il vescovo di Verona monsignor Giuseppe Zenti
Il vescovo di Verona monsignor Giuseppe Zenti
Paolo Dal Ben28.03.2019

Il congresso mondiale delle famiglie, il World Congress of Families, che inizia domani a Verona alla Gran Guardia, ha scatenato una raffica di polemiche a livello nazionale e locale. La miccia che le ha innescate è stato il patrocinio dato da istituzioni quali il ministero per la Famiglia e le disabilità, guidato dal veronese Lorenzo Fontana, della Lega, ma anche dalle regioni Friuli Venezia Giulia, Veneto e dalla Provincia di Verona, mentre il Comune è co-organizzatore. Il dibattito ha raggiunto dimensioni e toni tali da costringere il nuovo Prefetto ad alzare il livello dei controlli durante i lavori del Congresso che termineranno il 31 marzo. Politica, università, società civile e Chiesa, tutti mondi divisi dal significato di famiglia: tradizionale e naturale oppure ci sono altre forme di famiglia, le unioni di fatto? Ne abbiamo parlato con il vescovo Giuseppe Zenti, che porterà un saluto al Congresso e agli oltre 70 relatori.

Eccellenza, conferma la sua presenza? Non teme che questo provochi ulteriori polemiche?

Ci vado in qualità di vescovo di questa città e ho accettato dopo essermi consultato in Vaticano con il cardinal Farrel, prefetto del Dicastero per i laici, la famiglia e la vita. Vado a portare un saluto e il messaggio di Papa Francesco sulla famiglia, ci vado come andrei anche a molti altri convegni organizzati a Verona. Non avevo e non ho presente tutto il puzzle dei lavori del congresso della famiglia, non immaginavo tutte queste polemiche, in molti casi molto strumentali. Penso e auspico che non ci siano contrapposizioni e scontri, anzi faccio un appello al dialogo tra le diverse posizioni.

Vuole spiegare meglio il suo pensiero?

La famiglia è una sola, non esiste quella tradizionale e quella moderna, c’è la famiglia dove ci sono le due componenti, maschile e femminile che generano la vita, i figli, e poi ci sono le altre forme come le unioni civili che hanno un grande valore, non ci può e non ci deve essere scontro tra questi ma dialogo e rispetto reciproco.

Il patrocinio però del ministero per la Famiglia e di altri istituzioni ha forse contribuito ad alimentare più lo scontro che il dialogo, o no?

La famiglia appartiene al mondo laico, ha una valenza etica e non strettamente religiosa, e quindi è un buon segno che governo ed amministrazioni dimostrino interesse e cerchino di promuovere la famiglia, che io definisco originaria, la quale però non esclude e non sostituisce gli altri contesti familiari. La famiglia è infatti tutelata anche dall’articolo 31 della nostra Costituzione. Diverso il discorso cristiano, questo il motivo per cui come chiesa di Verona non abbiamo dato il patrocinio.

A volte però anche nelle famiglie originarie i figli soffrono violenze...

Sì quello che rende efficace il rapporto in famiglia è l’amore, cosa c’è di più formativo ed edificante per i figli, del fatto di nascere e crescere in un clima di amore e rispetto tra marito e moglie?

Cosa si sta facendo per la famiglia in Italia? Oggi abbiamo anche un ministero dedicato.

Ancora troppo poco, perché alla fine un sostegno alle madri che devono assistere per tutta la vita un loro figlio disabile, autistico ad esempio, costa troppo. E magari poi si sperperano fondi pubblici per altre cose, è vero non basta un patrocinio per dire che si tutela e promuove la famiglia.

E a livello locale?

Conosco tante famiglie veronesi che stanno soffrendo perché non riescono ad arrivare a fine mese, manca lavoro e occupazione anche a Verona dove il tessuto è molto ricco. Ecco, cosa costerebbe ad una impresa che va bene accollarsi una famiglia in difficoltà, offrendo un posto di lavoro. In passato ho fatto già degli appelli in questo senso ma non ho avuto risposte. Servono meno polemiche e più fatti concreti per promuovere la società civile e le famiglie di cui è costituita.

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