L’Autonomia è nei
patti, si può fare
prima del voto

Erika Stefani (Lega), ministro perle Riforme
Erika Stefani (Lega), ministro perle Riforme
07.05.2019

Erika Stefani, vicentina, esponente della Lega, è ministro degli Affari Regionali e delle Autonomie.

Ministro, il cammino dell’autonomia, con i continui distinguo dei suoi colleghi di governo del Movimento 5 Stelle appare ancora accidentato.

I testi che ho sottoposto ai colleghi sono gli stessi da mesi, ci sono nodi politici sulle materie ancora da sciogliere e ho chiesto un incontro al presidente Conte per chiedere qual è la sua valutazione. Dal ministero delle Finanze ho il placet dal 14 febbraio. I testi, lo ripeto, sono sempre gli stessi, chiedo ora una presa di posizione politica: se su qualche passaggio ci sono perplessità sono a disposizione per discuterne. Ma al M5s chiedo qual è la posizione sull’autonomia, vorrei che se ne parlasse, ma non sui giornali. I tempi tecnicamente li avevamo, e ci sono.

Il vicepremier Luigi Di Maio e ora anche Barbara Lezzi ripetono che non ci devono essere cittadini di serie B. Qual è la sua risposta?

Il principio che guida il mio lavoro è la norma sancita dalla Costituzione, noi dobbiamo dare una risposta nel pieno rispetto della Costituzione. C’è un’istanza forte per l’autonomia ed è doveroso che tale progetto non vada a detrimento di nessuna regione: il saldo finanziario deve stare assolutamente in piedi. Ho sempre cercato un rapporto diretto con il ministero delle Finanze proprio per poter costruire l’autonomia su questo principio... Il testo bisogna leggerlo bene.

Quindi, in questo momento, manca la volontà politica per chiudere la partita?

Per quanto mi riguarda si può chiudere benissimo prima delle elezioni europee.

Sul tema della scuola c’è parecchio dibattito...

La proposta recepisce del tutto l’accordo con i sindacati sul rispetto, ad esempio, dell’unitarietà nazionale dei programmi e anche del sistema di reclutamento.

Ministro, è delusa da come vanno le cose?

Diciamo che è un percorso un po’ lungo... Ma si sapeva. È una riforma istituzionale, ma non c’è nessuna novità, nel senso che utilizziamo lo stesso sistema di finanziamento previsto dalla legge sul federalismo fiscale, che esiste da anni, su costo storico e fabbisogno standard. Non abbiamo inventato nulla e l’articolo della Costituzione è lì dal 2001. Stiamo solo dandogli esecuzione.

Qual è la posizione del presidente Conte?

Deve essere di garanzia.

Vi siete dati un termine? Il governatore Zaia sollecita a far presto perché ci ha messo la faccia e i cittadini hanno votato...

Ci hanno messo la faccia tutti i veneti, non solo la Lega. Il progetto dell’autonomia non deve avere il colore di una bandiera, perché la richiesta viene dal territorio. È lo stesso impianto previsto per Lombardia, Emilia Romagna, Piemonte, Umbria, Marche, Toscana, Liguria, Campania... Non mi sembra siano tutte regioni governate dalla Lega: è un progetto trasversale ed è in quest’ottica che bisogna guardarlo, non come una battaglia di bandiera.

Le elezioni europee stanno influendo su questa continua schermaglia?

È ovvio che noi della Lega nasciamo da un sentimento e da un territorio che da sempre ha nel cuore l’autonomia. Ma ormai è un concetto sdoganato che fa parte di un’agenda politica e istituzionale. Ho presentato le bozze in Consiglio dei ministri ai primi di ottobre, se ne sta parlando da mesi e le richieste dei territori vanno rispettate. Essa fa parte del contratto di governo e io chiedo semplicemente che anche questo punto venga rispettato... pacta sunt servanda.

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