«Europa importante
per imprese
e cittadini»

Michele Bauli, presidente Confindustria Verona
Michele Bauli, presidente Confindustria Verona
Maurizio Battista 24.05.2019

Presidente Bauli il ruolo della Ue nei prossimi cinque anni sarà determinante. Da veronese e da rappresentante delle imprese cosa spera e cosa si aspetta dal voto per l'Europa?

Purtroppo è stata una campagna elettorale senza Europa. Tante tensioni, tante dichiarazioni con toni più o meno adeguati, ma nessun vero progetto sull’Europa. Anzi ha serpeggiato in questi giorni la sfida tra Europa sì ed Europa no che non è certo l’oggetto del voto. L’Italia è Europa, all’Europa deve molto: una pace lunga 70 anni, una stabilità che ha consentito di dare valore ai risparmi di tutti gli italiani, di uscire dal tunnel di politiche avventate che ci vedevano avvitati in debito pubblico, inflazione, svalutazione e distruzione di valore. L’Europa ci ha inserito a pieno titolo nel mercato più importante del mondo. E se pensiamo ai giovani dobbiamo tener conto che l’ Erasmus ha permesso a 9 milioni di ragazzi di studiare in un paese estero.

E dunque qual è la vera sfida?

Dopo il voto spero si guardi avanti. Le imprese chiedono un rafforzamento del mercato europeo: la sfida non è tra i paesi europei, ma deve essere tra Europa e il mondo. Questa brutta campagna elettorale, invece, ha tentato di farci credere che la sfida sia dentro l’Europa. Falso e antistorico. Però dall’Europa ci aspettiamo politiche per la crescita, che non vuol dire spesa pubblica – un abbinamento che va di moda nel nostro Paese ma che non funziona – vuol dire investimenti. Si stima che destinare ad investimenti transnazionali risorse aggiuntive per un 3% del pil dell’Eurozona creerebbe spazio per quasi un milione e mezzo di occupati in più in un quinquennio.

Ma quali sono le prime cose da fare dopo le elezioni?

Per creare sviluppo delle imprese e dunque lavoro per i giovani serve una spinta più forte verso l’innovazione, la digitalizzazione e la sostenibilità: sono le tre direttrici per continuare ad essere al centro della manifattura mondiale. E poi serve spingere sulle infrastrutture: le infrastrutture hanno un ruolo essenziale di inclusione, e di crescita, di indipendenza geopolitica. Basti pensare all’accesso alle risorse energetiche. E ancora è decisiva una strategia europea per il lavoro.

Che cosa vi preoccupa di più? Il fatto che ogni Paese abbia una propria idea di Europa o la mancanza di politiche comunitarie? Troppo tecnocratica e poco politica?

Ogni Paese, è vero, ha una propria idea ma tutti hanno sempre creduto che bisognasse stare dentro le istituzioni europee per portare a casa il massimo: la nostra politica spesso ha criticato senza mai impegnarsi ad entrare dove si decide. Pensi al fatto che molti candidati hanno già dichiarato che, se eletti, non entreranno in Parlamento… non è l’approccio giusto che rende credibili né l’Europa né l’Italia. Il presidente Boccia durante l’assemblea di mercoledì ha richiamato proprio l’attenzione su questo. Confindustria lavora da anni a fianco di BDI e Medef e lo stesso ci aspettiamo dai nostri europarlamentari, una fattiva e leale collaborazione con Germania e Francia, che siano europarlamentari attivi e in grado di proporre politiche e soluzioni.

C'è la preoccupazione che l'Europa esca indebolita dal voto?

Io non credo che l’Europa sia o diventerà debole. Credo che il nostro Paese sia debole nell’Europa. Ma per essere forti non basta battere i pugni sul tavolo, minacciare l’uscita: per essere forti e credibili bisogna sedersi al tavolo e portare contenuti. Questo è il momento delle scelte e noi abbiamo bisogno di un’Europa forte non indebolita da sovranismi di facciata.

Eppure i sovranisti sembrano ottenere consensi...

L’unico sovranismo che mi sento di condividere è quello europeo: quello di 500 milioni di cittadini. Credo sia un’ambizione possibile. Non dico questa frase a caso. E’ il titolo che ho scelto per la nostra assemblea del prossimo 11 giugno. Dove parleremo anche dell’Europa che vogliamo, senza illusioni o utopie, ma con tanto pragmatismo.

Verona, come d’altra parte tutta l’Italia, ha anche una forte vocazione agricola. Ma per l'agricoltura si temono tagli al bilancio. E vanno tutelati prodotti e marchi. Cosa ci si attende dai nuovi eletti?

L’agroalimentare deve molto all’Europa. Se le nostre aziende sono oggi tra i più affidabili produttori mondiali di agrifood lo dobbiamo alle regole comuni che ci siamo dati. Abbiamo insegnato all’Europa a mangiar bene, in modo sano e sostenibile. Questo è un primato conquistato dalle imprese e sostenuto anche a Bruxelles dove abbiamo indirizzando la politica comune. Su questo non dobbiamo fare nessun passo indietro. Equità nella distribuzione del valore lungo tutta la filiera tutelando i soggetti più deboli, supporto all’internazionalizzazione e tutela della qualità dei nostri prodotti sono strade su cui lavorare.

Infrastrutture. Il nostro Paese frena...

Ed è grave. La visione deve essere continentale. Nessuno può più pensare di fare da solo soprattutto quando si parla di infrastrutture. Il nostro problema, tutto italiano, è che ritorniamo sulle scelte e sulle strategie in modo ciclico perdendo credibilità e soprattutto molto tempo prezioso. Questo tema poi, non solo è importante per l’Italia, ma lo è in particolar modo per Verona.

In che senso?

Il nostro territorio deve il suo benessere e può esprimere molto potenziale, come cerniera tra il nord e il sud dell’Europa. Ci sono ancora tante aree mal collegate: questo crea territori fragili che invece devo essere connessi. Ma lavorare sulle infrastrutture significa anche lavorare nei territori per ridurne la vulnerabilità nei confronti delle calamità naturali e provvedere alla manutenzione, al rinnovo nella gestione della sicurezza anche in chiave di prevenzione dei rischi.

Eppure c’è chi su questo tema proprio non ci sente...

Confindustria Verona ha fatto del tema delle infrastrutture una sua linea strategica: non pensare che Verona abbia il proprio futuro nel suo essere uno snodo infrastrutturale, vorrebbe dire non saper valorizzare ciò che abbiamo. Tav, intermodalità, collegamenti efficienti, devono rafforzare ciò che già rappresentiamo: Verona è una provincia in posizione logistica strategica, all’incrocio di corridoi europei e intercetta i flussi di traffico dei più importanti porti italiani.

E' sempre molto difficile accedere ai fondi europei: perché? Che cosa manca e cosa si può fare?

E’ vero è complesso e spesso lo è per colpa nostra. Non siamo mai stati bravi come Paese a individuare linee progettuali accessibili per utilizzare al meglio i fondi. Ma le cose stanno cambiando. Nel tempo le risorse utilizzate sono cresciute. È necessario mettere in atto politiche di programmazione che tengano conto di chi siano gli interlocutori economici, delle dinamiche dello sviluppo del territorio e che evitino l’eccessiva frammentazione. Bisogna evitare le corse dell’ultimo minuto e dare così il tempo alle imprese di collaborare e pianificare interventi e investimenti in un lasso di tempo ragionevole.

Molta gente anche a Verona sente l’Europa distante. Anche nel mondo delle imprese c’è in parte questa percezione?

Io non credo che le imprese sentano questa distanza. Nessuno di noi che si presenti sui mercati internazionali ignora che essere europei, prima che italiani, aggiunge valore. Far parte di un mercato in cui competono 23 milioni di imprese e ci sono 500 milioni consumatori, il 7% della popolazione che produce il 22% del Pil mondiale fa la differenza.

E questo come si traduce in benefici per la gente?

In Europa è nata la strategia sul digitale che poi ha dato vita, nel nostro Paese al Piano Industria 4.0 con 10 miliardi di nuovi investimenti solo nel 2017. In Europa è nata la linea strategica a favore dell’economia circolare, un modo per essere più efficienti guardando avanti anche in termini di sostenibilità. In Europa è nata la scelta di spostare il traffico da gomma a rotaia del 50% entro il 2050, una scelta che velocizza e rende più rapidi ed economici gli scambi. E queste sono ricadute importanti sulla crescita, sull’occupazione, sull’ambiente. Di questo la gente dovrebbe tenerne conto.

Qual’è per voi il passo in più?

Vorremmo una politica industriale europea che modernizzi la politica della concorrenza in funzione di processi di aggregazione e crescita. Non solo tutelare il mercato interno.

Più in generale però l’idea di molti è quella di una Bruxelles dei burocrati.

Le istituzioni europee possono ammodernarsi: ma questo dipende da noi elettori mandando a Bruxelles persone capaci di prevalere con contenuti ed idee. Gli italiani credono nelle istituzioni – lo dimostra l’applauso tributato al Presidente Mattarella mercoledì in occasione dell’Assemblea di Confindustria: le istituzioni sono il punto fermo di qualsiasi società civile. Anche l’Europa deve avere istituzioni credibili, vicine ai cittadini, capaci di dialogare di più.

E mentre in Italia ed Europa ci si divide e si litiga arrivano i cinesi....

Anche in questo caso deve prevalere l’interesse europeo. Solo se l’Europa affronterà questa sfida compatta potrà prevalere e guardare ai suoi interessi e non diventare oggetto di contesa tra America e Cina. Il dialogo deve essere tenuto aperto, ma nessun paese da solo può confrontarsi con i cinesi. Sono convinto che non esista un contesto migliore dell’Europa per tutelare l’interesse nazionale italiano. Tutte le questione che ci stanno a cuore: lavoro, crescita, sviluppo, benessere, sostenibilità, equità sociale possono essere affrontate solo a livello europeo. •