Cucciari: «Siamo così, dolci menti complicate»

Geppi Cucciari da stasera al Teatro NuovoGeppi Cucciari in un momento del suo monologo «Perfetta»
Geppi Cucciari da stasera al Teatro NuovoGeppi Cucciari in un momento del suo monologo «Perfetta»
Alessandra Galetto 08.03.2019

 «Perfetta». O almeno così si presuppone che debba essere: perfetta in famiglia, al lavoro, nella vita, capace di far fronte a mille quotidiane responsabilità. Ha debuttato ieri sera al Teatro Nuovo il settimo degli otto spettacoli in abbonamento della rassegna Divertiamoci a teatro: appunto «Perfetta», che ha per protagonista Geppi Cucciari con la regia di Mattia Torre che è anche autore del testo. Lo spettacolo, prodotto da ITC2000, sarà replicato stasera, sabato e domenica alle 21.

 

Si tratta di un monologo teatrale che racconta un mese di vita di una donna attraverso le quattro fasi del ciclo femminile, prendendo in esame quattro giorni qualsiasi, quattro martedì. Quella interpretata da Geppi Cucciari è una donna che conduce una vita regolare, tra tante incombenze in casa e nella professione. Come in una sorta di “Giorno della marmotta” i martedì sono tutti identici. Cambiano però gli stati d’animo, le percezioni, le emozioni e gli umori della protagonista che rispondono a dei cicli che la nostra civiltà lineare non sembra contemplare. Come ci spiega la stessa Geppi.

 

Che tipo di donna è quella che viene raccontata in Perfetta? In che senso le diverse fasi del ciclo influiscono sulle sue emozioni e come questo viene reso a livello teatrale? Una donna che non sono io. Con un lavoro una vita e incombenze che non sono le mie. Una donna con una vita complessa, come la maggior parte delle vite. Con tutte le dimensioni, da madre a moglie e figlia, con tante cose da gestire, la casa, la spesa, il lavoro, i colleghi e alle prese anche con le variazioni ormonali che scandiscono i suoi giorni. Ma questo spettacolo non è volto di certo ad affermare che le donne siano ostaggio dei propri umori. Le riflessioni finali sono decisamente più ampie. Siamo così, dolci menti complicate.

 

A che punto è oggi la donna nella parità dei diritti, in questo 8 marzo? Se solo è ancora lecito fare questa domanda, significa che c'è ancora da fare. Il tema non è solo la parità dei diritti, ma anche e soprattutto quello delle opportunità.

 

La forma del monologo a teatro è sempre più diffusa: è difficile? Consente di "parlare" più direttamente con il pubblico? Questo spettacolo non è, tengo molto a chiarirlo, uno spettacolo di cabaret. È un monologo che tocca più temperature, di certo anche quella comica, ma non unicamente e non esclusivamente. Contiene anche altri colori e credo sappia anche essere a tratti tenero e malinconico. Il monologo è di certo il modo più straordinario per stare in teatro, ma io, in questo spettacolo, col pubblico non parlo in modo diretto. Racconto loro una storia, che non è la mia, non materialmente, ma è forse più mia nel profondo di altre che ho raccontato.

 

Il testo è scritto da un uomo. Maschile-femminile: differenze? Siamo sicuri che dipenda dal genere? Non esistono scritture di genere. Esistono autori, e autrici, sensibili e intelligenti. Mattia lo è, indiscutibilmente.

 

Lei ha fatto molta tv: rispetto al teatro in che rapporto sta? Amo la tv e amo farla, ma la tv entra in casa tua. Ogni giorno, per tutti. Chi viene a teatro esce di casa e sceglie di vedere te, proprio te. Per me è un onore, una gioia che si rinnova ogni sera su quel palco. Vorrei abbracciarli tutti alla fine. • © RIPRODUZIONE RISERVATA