«Chievo, accendi la scintilla
Svoltiamo: ora o mai più»

Barba contro l’ex Inglese durante l’ultima sfida tra Parma e Chievo
Barba contro l’ex Inglese durante l’ultima sfida tra Parma e Chievo
Alessandro De Pietro28.02.2019

Anche lui ci crede. Abituato a sgomitare Federico Barba. Alla scuola di Empoli, in Serie A, nella spigolosa seconda divisione di Spagna, nella dura Stoccarda e soprattutto al Chievo. Sempre più con le spalle al muro. «Sta diventando una corsa contro il tempo. Ed ogni occasione, da qui in avanti, dovrà essere quella giusta per ripartire. Al di là del nostro avversario. Non possiamo più aspettare», il grido di Barba nel silenzio di Veronello, «siamo noi a dover far qualcosa ora. E a portare gli eventi dalla nostra parte».

Di Carlo dice che basta una gara per accendere la scintilla.
«È quel che avvertiamo anche noi. Il campionato sta andando avanti veloce. E noi dobbiamo cambiare rotta alla svelta. Anche se davanti avremo una squadra in gran fiducia come il Torino».

La difesa almeno è tornata a buoni livelli...
«È sempre stato così, a parte qualche partita. Ci siamo, dobbiamo solo svoltare. È il momento. E soprattutto ce lo meritiamo».

Perché il Chievo segna poco?
«Non è un problema che riguarda solo gli attaccanti. È una questione anche di centrocampo e difesa. Il gol parte da tutti, non solo dalle punte. Ogni giocatore deve far di più per mettere in condizione i nostri realizzatori di fare ancora meglio. Il Chievo ha sempre ragionato di squadra. Attaccandosi e difendendosi».

Siete più forti dopo il mercato di gennaio?
«È andata via gente importante ma è stata sostituita adeguatamente. Ad Empoli ad esempio ho giocato con Dioussé e so che può darci una bella mano. Per ora si è visto poco ma là ha giocato molto bene e può crescere ancora tanto».

A gennaio ha pensato di andar via? Piaceva all’Udinese...
«Non ho mai avuto questa idea. Il mio obiettivo è sempre stato quello di rimanere al Chievo».

La quota salvezza è sempre a 35 punti?
«Forse ne basterà qualcuno di meno. Nelle nostre condizioni però è inutile fare tabelle. Dobbiamo prima di tutto iniziare a raccogliere una bella serie di risultati utili di fila. Possiamo riuscirci. E dietro sono ancora tante a rischio».

Favorevole al Var?
«La tecnologia potrà aiutare tantissimo il calcio, anche se con noi il Var non è stato equo. Qualche adeguamento io lo aggiungerei, per non parlare di alcuni atteggiamenti verso certe squadre come il Chievo. Ci sono situazioni, come il fuorigioco, in cui tutto è obiettivo. C’è o non c’è. In tante altre bisogna invece fare ancora passi in avanti ed introdurre condizioni diverse. Prima di tutto nella comunicazione fra chi è al Var e l’arbitro. Ne va della correttezza del fischio».

Differenza fra la fase difensiva di Di Carlo e quella di Sarri?
«Concetti diversi, la variabile è nell’intelligenza del giocatore nel sapersi adattare. Soprattutto bisogna credere in quel che viene proposto, allenamento dopo allenamento. Io sono qui anche per imparare. Da allenatore e compagni».

Così sensibile il divario fra il calcio spagnolo e quello italiano come hanno detto Champions ed Europa League?
«Non vedo un solco tanto profondo, a parte l’approccio alla partita. Più spensierati loro, quello è indubbio. Il livello per il resto è parecchio simile anche se gli spagnoli hanno soprattutto un altro feeling col gioco e nell’atteggiamento collettivo. Le qualità dei singoli invece sono pari».

Meglio la Liga o la Bundesliga?
«Due campionati molto lontani fra loro, così come è differente lo stile di vita. Noi italiani siamo ovviamente più spagnoli. Anche come ambiente. E quindi come tipo di calcio e abitudini».

La partita che non scorderà?
«Il mio Stoccarda contro il Borussia Dortmund. Di fronte Aubameyang, Mkhitaryan, Reus, Kagawa. Grande squadra quel Borussia, grande partita ino stadio bellissimo come tutti quelli della Bundesliga. E con sessantamila persone. Pieno. Tutto molto bello».

L’hanno un po’ rigenerata questi mesi al Chievo?
«Non direi, semplicemente perché non dovevo rialzarmi io. Bisogna sempre avere una certa autostima e a me non è mai mancata. Altrimenti è impossibile giocare a calcio».

Il Torino come si argina?
«Terranno ritmi altissimi ed attaccheranno con molti giocatori. Il Torino è in un’ottima condizione, corre molto e subisce pochissimo. Anche noi però veniamo da buone prestazioni. E fisicamente stiamo bene. Servirà molto spirito di sacrificio. E andar forte come loro per fargli gol».